TOAFF A. 2 Pasque di sangue


Il cardinale Prospero Lambertini Kdivenuto in seguito Papa BenedettorIVM, nella sua opera GDe
serEorum Dei ,eatiBicationeJ K1134M, si era già pronunciato sul culto di Simonino GaBBermando con
c9iare::a c9e il piccolo martire/ ucciso dagli e,rei in odio alla Bede/ poteEa considerarsi ,eato con
Borma e;uipollente essendo un culto attestato da tempo immemora,ile e aEendo Sisto V concesso/
nel W\YY/ lDUBBicio e la Messa propriJ KTommaso Calin, articolo citatoM.
Mentre per Introvigne nel rVI secolo Ke quindi solo riguardo al beato SimoninoM GlDistituto della
,eatiBica:ione non esisteEaJ Kivi, pagina 3cM.
Egli non fa la dovuta distinzione tra beatificazione equipollente Kche riguarda SimoninoM e
beatificazione formale Kche riguarda gli altri quattro martiriM.
Infine, quanto ai casi di Andrea da Rinn Kbeatificato da Benedetto rIV nel 11S3M, di Cristoforo de
La Guardia e di Domenichino del Val Kbeatificati da Pio VII nel 1{0SM, di Lorenzino da Marostica
Kbeatificato da Pio Ir nel 1{c1M, siamo di fronte a casi di beatificazione formale, la quale Gde BactoJ
non viene ad essere annullata, ma con la conclusione della Sacra Congregazione dei Riti nel 19cS si
è deciso di proibire gli atti di culto pubblico verso i beati Kche tali erano e tali restanoM per motivi di
dialogo ecumenico con l'ebraismo, conformemente al decreto GNostra AetateJ del Concilio
Vaticano II.
E' vero - come afferma Introvigne - che per quanto riguarda i martiri dei giudei per omicidio rituale
non vi sono state canonizzazioni Kivi, pagina c3M, ma vi sono state beatificazioni formali che
ammettevano la possibilità di eventuali canonizzazioni Gde kureJ, come riconoscono i professori
Calin, Miccoli e Taradel.
Affermare con Introvigne che il martirio di Lorenzino da Marostica è Gnon EerosimileJ o addirittura
che quello di Cristoforo de La Guardia è Gforse inesistenteJ è teologicamente parlando GtemerarioJ.
Riguardo ai suddetti beati martiri, si pun leggere con profitto l'interessante libro di Ruggero Taradel
GLDaccusa del sangue< Storia politica di un mito antisemitaJ KEditori Riuniti, 2002, specialmente
pagine 1{c - 191M, che sebbene sia contrario alla tesi dell'omicidio rituale, è stato redatto in maniera
molto seria ed approfondita.
Dopo Pio IX, che nel 1{c1 ha beatificato Lorenzino Sossio, Leone rIII ha dovuto occuparsi della
questione dell'omicidio rituale nel 1{99 - 1900.
Un certo lord Russel scrisse una lettera a Papa Pecci nel novembre del 1{99 per invitarlo a
dichiarare l'infondatezza della tesi dell'omicidio rituale.
L'GOsserEatore RomanoJ Kil giornale sul quale i comunicati del Vaticano vengono pubblicati
ufficialmenteM pubblicn un articolo di risposta in cui si asseriva la fondatezza dell'omicidio rituale
KOsservatore Romano, 23 novembre 1{99, GLDomicidio rituale giudaicoJM.
Tuttavia la pratica venne girata al Sant'Uffizio il 4 dicembre del 1900 e venne affidata a monsignor
Raffaele Merrl del Val.
La questione non venne risolta immediatamente da Roma e il 2c marzo del 1900 il cardinale
Vaughan trasmise una nuova petizione al cardinale del Val, il quale dopo aver informato Leone
rIII, dietro suo ordine, la girn al Sant'Uffizio.
La Suprema Congregazione si riunì il 2S luglio del 1900 e alla richiesta di dichiarare infondata
l'accusa di omicidio rituale rispose con una risoluzione approvata dal papa il 21 luglio, in cui si
asseriva che cla dic9iara:ione di inBondate::a dellDomicidio rituale non poteEa essere concessa/
poic9d gli omicidi rituali c9e si Eorre,,ero negare sono inEece realmente accadutiJ Kconfronta G.
Miccoli, in GStoria dDItaliaJ, Annali rVI, GSanta Sede/ ;uestione e,raica e antisemitismoJ,
Einaudi, 1991, pagine 1S2S-1S44M.
Mi sembra di poter affermare,senza timore di esagerare, che la veridicità della tesi dell'omicidio
rituale sia storicamente e dogmaticamente certa e che non è corretto parlarne come si trattasse di
mito o favola folcloristica.
don Curzio Nitoglia
Kcappellano delle suore della Fraternità san Pio r a VelletriM
12/02/2007 - ore 12:08
ebrei: ariel toaff, non rinuncio a mia dedizione a verita' e liberta' accademica
Gerusalemme, 12 feb. (Adnkronos) - "Non rinuncero' alla mia dedizione alla verita' e alla
liberta' accademica, anche se il mondo mi crocifiggera'", ha affermato lo storico Ariel Toaff, in
un'intervista pubblicata oggi sul sito del quotidiano israeliano Haaretz e realizzata a Roma alla
vigilia del suo ritorno oggi in Israele, dove e' stato convocato dalla sua universita' di Bar Ilan a
Tel Aviv per spiegare la sua ricerca. "Ho cercato di mostrare che anche il mondo ebraico
dell'epoca era violento, fra l'altro perche' era colpito dalla violenza cristiana", ha affermato il
professore dell'universita' israeliana, al centro delle polemiche per il contestato libro "Pasqua di
sangue" appena pubblicato in Italia. "Naturalmente - dice Toaff- non affermo che il giudaismo
condoni l'omicidio. Ma all'interno del giudaismo askenazita vi erano gruppi estremisti che
avrebbero potuto commettere un tale atto e giustificarlo".
"Ho trovato che vi erano dichiarazioni e parte delle testimonianze che non facevano parte della
cultura cristiana dei giudici, e che non avrebbero potuto essere inventate o aggiunte da loro.
Erano componenti che apparivano in preghiere conosciute del libro di preghiere (ebraico)",
afferma lo storico, difendendo la sua analisi di testimonianze rese sotto tortura nell'ambito di
processi medioevali contro ebrei accusati di aver usato sangue umano nei riti religiosi pasquali.
http:__notizie.interfree.it_cgi-bin_desc.cgi?idb{{0S1
Parole come pietre
gli storici stroncano il libro di Ariel Toaff
«Gli storici: «È un'antica impostura riesumata Quei documenti erano noti e non attendibili»»
Alessandra Farkas
Il Corriere della Sera, 13 feb. 2007
NEW YORK — «È un libro che ricicla vecchi e stranoti documenti per riesumare una tesi anch'essa
vetusta, peraltro già confutata da autorevoli accademici». Interpellati dal « Corriere», i massimi studiosi
mondiali di storia ebraica, — cristiani ed ebrei, liberal e conservatori — concordano nel deplorare il saggio
Pasque di sangue (Il Mulino) come «errato» e «pericoloso».
Il libro di Ariel Toaff, che affronta uno dei più antichi e infamanti pregiudizi antisemiti — ovvero l'accusa
agli ebrei di aver usato nel Medioevo sangue cristiano per impastare il pane azzimo per la festa di Pesach
—, indigna oltremisura il professor Ronnie Po-Chia Hsia, stimato studioso di origine cinese, considerato
uno dei massimi esperti mondiali di ebraismo medioevale.
Nel suo saggio del 1992 Trento 1475, Po-Chia Hsia esplora proprio uno dei capitoli più controversi del
libro di Toaff: il processo di Trento del 1475, per omicidio rituale, che ebbe come conseguenza l'uccisione
di molti esponenti della comunità ebraica locale, nonché la sua espulsione da tutto il Trentino, con
l'accusa di aver ucciso Simonino, bimbo cristiano, per usarne il sangue.
«Le confessioni rese dagli ebrei al processo furono estorte con ripetute ed inenarrabili torture», spiega
Hsia, docente di storia ebraica alla Penn State University: «Ciò invalida del tutto i documenti del
processo, che non possono essere considerati come fonti storiche affidabili».
«Toaff vuole dare scandalo per farsi pubblicità», incalza Hsia: «Un'operazione, la sua, irresponsabile ed
esposta a strumentalizzazioni. Non dimentichiamo che proprio questa falsa accusa, nel Medioevo, portò
all'arresto, alla tortura e all'omicidio di un gran numero di ebrei. Giudicati meritevoli di sterminio perché
dediti all'infanticidio rituale e al consumo del sangue cristiano».
Molto duro anche il giudizio di Robert Bonfil, docente di Storia ebraica alla Hebrew University di
Gerusalemme: «La tesi di Toaff è un'offesa al buon senso, costruita con retorica insinuante,
irresponsabile, metodologicamente priva di qualsiasi fondamento. Un'offesa alla memoria delle vittime
della tortura». Il danno recato dal libro, secondo Bonfil, è enorme: «Fornisce munizioni agli antisemiti di
ogni genere, inclusi i negazionisti della Shoah. Nullifica la serietà della ricerca storica e la legittimazione
del nostro lavoro mediante un arbitrario offuscamento del confine tra vero e falso, tra lecito ed illecito. La
storia come mestiere serio viene in questo libro colpita in maniera tragica».
Yosef Yerushalmi, docente di Storia ebraica alla Columbia University, si dice «allibito» che «il figlio del
gran rabbino Elio Toaff possa aver scritto simili castronerie». Ma preferisce non esprimersi in proposito:
«Primo, perché non commento mai un testo che non ho letto. Secondo, perché tutta questa pubblicità ha
un esito autodistruttivo. La cosa migliore è ignorare le tesi di Toaff, impedendo che si diffondano a
macchia d'olio».
L'unico a difendere, ma solo nel metodo, Toaff, è Simon Levis Sullam, ricercatore al dipartimento di Studi
italiani di Berkeley e storico della Shoah: «Non condivido l'atteggiamento di censura preventiva da parte
di rappresentanti della comunità ebraica italiana nei confronti di uno studioso serio e preparato come
Toaff. Sembra che l'antisemitismo sia divenuto un'articolo di fede della comunità ebraica, nel senso che
non è consentita alcuna critica, nemmeno scientifica, sul tema».
Ma nella sostanza Sullam dissente da Toaff: «Lo storico Furio Jesi ha dimostrato come la genesi della
cosiddetta "accusa del sangue" sia nell'immaginario e nella liturgia delle chiese cristiane, che mettevano il
sangue al centro dei loro riti e simboli, ad esempio nella liturgia della messa, a differenza delle comunità
ebraiche, per cui il sangue era al contrario un tabù religioso».
Secondo Levis Sullam l'accusa del sangue si fondava sulla «proiezione da parte cristiana di propri miti,
simboli e riti. E s'intrecciava con l'immaginario di sangue sotteso a un'altra famigerata accusa, centrale
nella polemica antiebraica e nella tradizione antigiudaica: quella del deicidio, col suo corredo d'immagini
sacrificali e sanguinarie».
La tesi è condivisa da Kenneth Stow, professore di Storia ebraica all'Università di Haifa e direttore della
rivista «Jewish History», che ha appena pubblicato un libro intitolato Jewish Dogs, «Cani ebrei», dove
sostiene che «l'accusa del sangue affonda le radici nella convinzione cristiana che gli ebrei profanino il
corpo di Cristo. Toaff dovrebbe sapere, inoltre, che non esisteva alcuna setta ultraortodossa nel XV
secolo. C'erano individui estremamente religiosi, ma il concetto di setta è moderno ed emerge nel XX
secolo. In un momento in cui l'accusa del sangue riaffiora nel mondo islamico e tra gli estremisti cattolici
— conclude Stow —, Toaff spiana la strada anche ai negazionisti della Shoah e a chi dice che Hitler aveva
ragione».
Che cosa può averlo spinto a rivisitare in questa chiave la storia? «Solo uno psichiatra può rispondere a
questa domanda», replica Bonfil. «Credo sia stata la ruggine personale tra lui e la Bar Ilan University —
azzarda Stow —. All'interno dell'ateneo qualcuno pensa che, con quel libro, Toaff volesse attaccare
proprio Bar Ilan». Ma ha finito per ottenere l'effetto contrario. «È una mossa autodistruttiva non solo per
lui— spiega Stow — ma anche per il Mulino, la cui immagine ne esce seriamente danneggiata».
Dal Corriere della Sera, 13 feb. 2003
GERUSALEMME — «Non rinuncerò mai alla dedizione verso la verità e la libertà accademica, anche se il
mondo mi crocifigge». Ariel Toaff ha preparato il ritorno a Tel Aviv, e all'Università Bar Ilan, con una serie
di interviste. Al quotidiano liberal Haaretz dice di essere stato paragonato a Yigal Amir (l'assassino del
premier Yitzhak Rabin) e ripete di «non aver paura di raccontare la verità». È dispiaciuto per «non aver
spiegato alcuni punti più chiaramente»: «Ma dopo trentacinque anni di ricerche, non sono diventato uno
stupido antisemita. Non ho pubblicato un libro per guadagnare soldi».
Il libro è Pasque di sangue
(edito dal Mulino) e il professore di Storia del Medioevo e del Rinascimento dovrà spiegare le polemiche
che ha provocato anche a Moshe Kaveh, presidente dell'ateneo dove insegna.
L'università vuole ascoltare Toaff per avere spiegazioni sulla tesi del saggio: l'accusa contro gli ebrei di
avere praticato, tra il 1100 e il 1500, l'omicidio di bambini cristiani a scopo rituale potrebbe non essere
stata del tutto falsa. Pasque di sangue è stato condannato dall'Assemblea dei rabbini d'Italia («è
assolutamente improprio usare delle dichiarazioni estorte sotto tortura secoli fa per costruire tesi storiche
tanto originali quanto aberranti») e al giudizio si è associato Elio Toaff, padre del professore e rabbino
emerito di Roma. Al giornale Maariv,
il docente racconta le settimane passate in Italia, che «negli ultimi giorni si sono trasformate in un
incubo». Menachem Gantz, corrispondente del quotidiano da Roma, incontra Toaff mentre è seduto
davanti allo schermo del computer portatile. Legge le centinaia di email arrivate, dopo la recensione di
Sergio Luzzatto, pubblicata dal Corriere della Sera il 6 febbraio.
«Ho ricevuto minacce come questa: "Se nei secoli è stato versato tanto sangue ebreo, ora ne verrà
versato ancora, il tuo". E tutti i messaggi cominciano: "Non ho ancora letto il suo libro, ma...". È più
semplice scrivere a me che sono una disgrazia per l'ebraismo piuttosto che affrontare un saggio di 400
pagine», intimidazioni confermate ieri sera in tv, a Matrix,
la trasmissione di Enrico Mentana.
Toaff spiega a Maariv di aver fermato la seconda edizione del libro («voglio chiarire alcuni passaggi) e
racconta di sperare che in Israele venga capito il «dibattito accademico»: «Preferisco essere attaccato in
Israele, piuttosto che in Italia. Almeno in Israele posso spiegarmi». E, ha aggiunto ieri sera Toaff a
Matrix, anche «nella mia università si dice che il libro fomenta l'odio antisemita, ma fare storia ebraica
solo sui temi permessi non è fare storia».
Anche al Jerusalem Post dice di poter essere meglio compreso a Tel Aviv. «Ho condotto queste ricerche
per sei anni con i miei studenti senza alcun problema. Forse il libro avrebbe dovuto essere indirizzato a
un pubblico israeliano, dove c'è meno rischio di incomprensioni e di uso improprio delle mie scoperte».
Toaff sostiene che a scatenare «la polemica è stata la controversa recensione di Sergio Luzzatto,
sollecitata dal Mulino».
Così il quotidiano gli chiede: «Crede che le comunità ebraiche possano aver commesso omicidi rituali?». Il
professore risponde con un «no», definito «risoluto» dalla giornalista. Il Jerusalem Post gli ricorda un
commento che avrebbe rilasciato nel primo giorno passato a Roma («alcuni omicidi rituali potrebbero
esserci stati») e Toaff replica: «La mia dichiarazione è stata una provocazione accademica ironica, una
premessa per infrangere il tabù delle ricerche attorno all'atmosfera anticristiana in alcune comunità
ashkenazite europee, nel Medioevo».
Tortura come strumento inquisitorio e cognitivo
dal sito liberaliperisraele/ilcannocchiale.it
L’intervento è di Giorgio Israel
13 Febbraio 2007
Osserva Ariel Toaff nell’introduzione del suo libro che “a proposito delle torture è bene ricordare che, almeno dagli
inizi del Duecento, nei comuni dell’Italia settentrionale il loro uso era disciplinato non solo dai trattati, ma anche
dagli statuti.
Come strumento per l’accertamento della verità, la tortura era ammessa in presenza di indizi gravi e fondati e in
casi considerati da podestà e giudici di reale necessità. Successivamente le confessioni estorte in questo modo per
essere ritenute valide andavano confermate dall’inquisito in condizioni di normalità, cioè non sotto la costrizione
del dolore o della minaccia dei tormenti”. Capiamo che la scrupolosità formale sia cosa affascinante e ammirevole
per le menti inclini all’ordine; ma l’idea che la tortura, se disciplinata da regole e trattati, diventi uno strumento
legittimo e attendibile di formazione della prova è alquanto divertente. Tuttavia, sottolineare che le confessioni
estorte con la tortura divenivano valide se e soltanto se confermate dall’inquisito in “condizioni di normalità”, è
davvero un capolavoro. Figuratevi voi in che condizioni di “normalità” sareste dopo che vi hanno cavato gli occhi,
schiacchiato le dita e stirato la colonna vertebrale con la ruota e senza la minima garanzia che non ricomincino,
salvo il fatto che, al momento non minacciano di farlo. A giudicare da quanto dice Toaff, rileggevi il verbale in
braille e firmavi con le dita dei piedi dopo aver apportato alcune correzioni.
Ritrattare non era consigliabile. Anche questo non rientrava nella “normalità”. Vista questa base concettuale solida
come il marmo, c’è da immaginare quale sia il rigore e l’obbiettività con cui è stata riesaminata l’attendibilità dei
verbali dei processi. Di che sorprendersi? È la storiografia postmoderna, bellezza. Siamo nel genere di quella
signora “storica” inglese che ha “scoperto” che Dante si faceva le canne. Perché? Ma perchè anche ai suoi tempi
l’erba esisteva, e quindi, vista la sua fantasia esuberante, non poteva non essersene fatta qualcuna.
EBRAISMO/ ARIEL TOAFF: SOSPESA PUBBLICAZIONE LIBRO SU SACRIFICI
Dopo le polemiche seguite alla divulgazione del contenuto
Gerusalemme, 14 feb. (Ap) - Ariel Toaff, autore del saggio storico in cui si sostiene la realtà, sia pur
limitata, delle leggende medievali che attribuivano agli ebrei sacrifici di sangue, ha annunciato di
aver chiesto all'editore di sospendere la pubblicazione del libro per permettergli di riscriverne alcuni
passaggi. (segue)
14-02-2007 20:16
Gerusalemme, 20:S{
ARIEL TOAFF: CHIEDE STOP A PUBBLICAZIONE "PASQUA SANGUE"
Lo storico Ariel Toaff ha chiesto al suo editore di ritirare dal commercio il suo controverso libro
}Pasque di sangue}. Toaff ha fatto sapere che intende modificare le parti piu' criticate dell'opera
sulla presunta pratica seguita in alcune comunita' ebraiche in epoca medievale di sacrificare
bambini cristiani per usare il loro sangue nei rituali pasquali.
http:__www.repubblica.it_news_ired_ultimora_200c_repanazionaleana204{413.html?refbhpsbdy2
TEL AVIV (ISRAELE) - Il libro dello scandalo è stato ritirato. Ariel Toaff - figlio dell'ex rabbino capo di Roma
Elio - professore di storia all'università Bar Ilan, ha telefonato al suo editore Il Mulino per chiedere di
sospendere la pubblicazione di "Quelle Pasque di Sangue", il libro che suscitato le ire della comunità
ebraica. Nel libro viene proposta una tesi sconvolgente: che fra il 1100 e il 1500 circa, in Europa, gli ebrei
ashkenaziti fondamentalisti compirono sacrifici umani. Il cui sangue veniva poi utilizzato nei rituali della
Pasqua. La tesi, difesa dall'autore come frutto di una seria ricerca storica, ha sollevato molte polemiche. Fino
a una presa di posizione di riprovazione dello stesso padre, Elio Toaff.
I rabbini italiani lo hanno subito accusato di fomentare l'antisemitismo. E anche Moni Ovadia, che lo difende
come storico, invita alla prudenza. Toaff solleva "un argomento delicato - dice l'artista di origini ebraiche -
perché sulla base di false accuse di rituali vennero fatte delle terribili persecuzioni". L'università Bar Ilan di
Tel Aviv, dove Toaff lavora, ha espresso "collera e grande dispiacere nei confronti del professore, per la sua
mancanza di sensibilità nel pubblicare il suo libro sulle istigazioni di sangue in Italia".
"Il professor Toaff avrebbe dovuto dimostrare maggior sensibilità e prudenza - hanno detto alla sua
università - nel gestire il libro e la sua pubblicazione, in modo da prevenire le recensioni e le interpretazioni
distorte e offensive". Al suo rientro dal'Italia, Ariel Toaff ha avuto ieri un lungo colloquio con il presidente
dell'università Bar Ilan, Moshe Kaveh. Dopo il colloquio, lo storico si è scusato con "tutti coloro che sono stati
offesi dagli articoli e dai fatti distorti attribuiti a me e al mio libro".
"Ho chiesto alla casa editrice Il Mulino la sospensione immediata di ogni ulteriore distribuzione del libro - ha
fatto sapere Toaff - in modo da poter rielaborare quei passaggi che sono stati alla base di distorsioni e false
interpretazioni nei media". "Non consentirò mai - ha aggiutno - a chi odia gli ebrei di usarmi, o di usare la mia
ricerca, quale strumento per alimentare la fiamma, ancora una volta, dell'odio che ha portato all'assassinio di
milioni di ebrei".
(Repubblica - 14 febbraio 2007)
Toaff e Bar-Ilan: "Tutta colpa di Sergio Luzzatto"
Che fosse un somaro l'avevo detto anch'io.
Ma il trattamento a cui Ariel Toaff e l'Università Bar-Ilan stanno sottoponendo il povero
Sergio Luzzatto, sconsiderato storico ridens, mi sembra davvero eccessivo. Toaff offre
un contenuto edulcorato del suo libro e rinnega le anticipazioni e le interviste. [In totale
malafede: suggerisco di misurare ogni dichiarazione di Toaff con questa intervista
radiofonica dove parla con la sua viva voce]. E, alla fine di una imbarazzante serie di
marce indietro concorda con la sua università di accusare le "orribili distorsioni" degli
articoli di stampa. Ed è difficile ricordare una "distorsione" maggiore di questa grottesca
e ignorante presentazione firmata da lui, Sergio Luzzatto. E, possiamo scommetterci,
concordata con Toaff.
Caro Toaff, saremo cannibali (no, anzi, forse chissà sarebbe magari potuto anche
capitare se fossimo stati dei fondamentalisti ashkenaziti, ma solo se pazzi, anzi
nemmeno, del sangue ci interessano solo gli aspetti terapeutici). Ma non abbiamo
l'anello al naso. Vediamo l'articolo:
su Yediot Aharonot Toaff si scusa e attribuisce le distorsioni agli articoli di stampa .
Nello stesso tempo l'Università Bar-Ilan emette un comunicato durissimo esprimendo:
“great anger and extreme displeasure at Prof. Ariel Toaff, for his lack of sensitivity in
publishing his book about blood libels in Italy.“Prof. Toaff should have demonstrated
greater sensitivity and caution in his handling of the book and its publication, in a
manner that would have prevented the distorted and offensive reports and
interpretations,”
Ancora più dura la presa di posizione dell'università, come appare sul Jerusalem Post:
"Following a preliminary investigation into the circumstances surrounding the
publication of Toaff's book in Italy, Bar-Ilan University is expressing great anger and
extreme displeasure at Toaff, for his lack of sensitivity in publishing his book about
blood libels in Italy.
"His choice of a private publishing firm in Italy, the book's provocative title and the
interpretations given by the media to its contents have offended the sensitivities of
Jews around the world and harmed the delicate fabric of relations between Jews and
Christians.
"Bar-Ilan University strongly condemns and repudiates what is seemingly implied by
Toaff's book and by reports in the media concerning its contents, as if there is a basis
for the blood libels that led to the murder of millions of innocent Jews. "Bar-Ilan
University's executive leadership and academic faculty have consistently condemned any
attempt to justify the terrible blood libels against the Jews. Toaff should have
demonstrated greater sensitivity and caution in his handling of the book and its
publication, in a manner that would have prevented the distorted and offensive reports
and interpretations."
E qui sembra proprio che non basterà scaricare le responsabilità sul povero, imprudente,
Luzzatto.
http://tonibaruch.blogspot.com/2007/02/su-yediot-aharonot-toaff-si-scusa-e.html
Una tesi fondata su una cantonata storiografica
http:__www.ilmanifesto.it_Quotidiano-archivio_14-Febbraio-2001_artS4.html
Polemiche Due interventi a proposito del libro «Pasque di sangue», in cui Ariel Toaff avvalora testimonianze
estorte anche tramite tortura al processo di Trento, che portò a trucidare un gruppo di ebrei dietro l'accusa di
avere straziato un bambino cristiano a fini rituali Piuttosto che rafforzare un luogo comune antisemita,
«Pasque di sangue» contribuisce a sfumarne un altro: quello relativo al cliché dell'ebreo non solo inerme ma
sommessamente rassegnato al
Amedeo De Vincentiis
Come spesso capita ai libri di storia di cui si discute molto e polemicamente anche il saggio di
Ariel Toaff, Pasque di sangue. Ebrei d'Europa e omicidi rituali (edito dal Mulino, 2007) rischia di
vendere molto e al tempo stesso di essere poco letto. Cosa abbastanza rara nel caso dei libri di
storia, molti recensori si sono spinti a inquisire persino la buona o cattiva fede dell'autore,
inducendolo a una grottesca e opportunistica abiura storiografica sulle pagine del Corriere della
sera di ieri. A leggere il libro serenamente (e con attenzione) la sorpresa più immediata che
riserva sta forse in alcuni dei suoi contenuti di cui meno si è scritto in questi giorni. Toaff,
infatti, non tratta di specificatamente di quella vasta corrente di ebrei, di area ashkenazita, che
nel tardo medioevo avrebbe abitualmente praticato l'ucccisione di bambini cristiani per scopi
rituali. È ben lungi, insomma, dal sostenere «la madre di tutte le revisioni» o dal fornire
legittimazioni storiografiche alla tradizionale propaganda antiebraica, come sembrerebbe
sostenere Adriano Prosperi sulla Repubblica del 10 febbraio scorso. Anche metodologicamente,
come per fortuna è stato notato, non è poi così trasgressivo.
In linea di principio, l'orientamento metodologico di Toaff, infatti, è simile a quello proposto,
tra gli altri, da Carlo Ginzburg, come è stato già ricordato: cercare di capire se dietro il
linguaggio messo in bocca dagli inquisitori agli imputati, per quanto deformato, pilotato,
stereotipato e persino estorto tramite terribili torture (che l'autore non dimentica affatto) possa
trapelare ancora qualche verità pronunciata dalle vittime.
Contro ogni verosimiglianza storica
Al centro della ricerca è un caso preciso: il processo che si svolse a Trento attorno al 1475-
1478 in cui, sotto l'occhiuta e interessata sorveglianza del tanto colto quanto terribile vescovo
principe Giovanni Hinderbach, un gruppo di ebrei locali venne processato e trucidato con
l'accusa di avere a sua volta straziato un bambino cristiano a scopi rituali. Su questo caso
l'autore prende posizione sostenendo a più riprese come gli atti processuali non potessero
riflettere solo le opinioni degli inquisitori: le deposizioni registrate sarebbero troppo dettagliate,
troppo specifiche, troppo al corrente degli usi liturgici delle comunità ebraiche per non essere
in buona parte vere. Questa interpretazione si scontra con la più ragionevole verosimiglianza
storica, per tutte le notissime ragioni che riguardano la natura delle fonti processuali in
generale, e inquisitoriali in particolare: ragioni che sono state opportunamente ricordate, tra gli
altri, da Diego Quaglioni sul Corriere della sera dell'11 febbraio.
Toaff si mostra convinto che il piccolo Simone di Trento venne realmente ucciso da una
manciata di fanatici religiosi a fini rituali. Il fatto, in assoluto, non sarebbe poi così inedito e
neanche così distante dai nostri tempi. Sette più o meno sataniche e sanguinarie sono sempre
esistite. Ma in questo caso, dal punto di vista dell'analisi delle testimonianze, Toaff incorre in
una clamorosa cantonata storiografica, analoga, per esempio, a quella che prende per buone le
stravaganti quanto perverse abitudini di sette eretiche medievali di origine cristiana: un
tranello in cui, peraltro, è caduta tanta storiografia almeno fino agli inizi del secolo passato.
Prendendo a prestito una metafora storiografica su cui si è riflettutto molto, quella del rapporto
tra storico e giudice-inquisitore, facciamo tuttavia finta, per un attimo, di commettere lo stesso
errore che ha commesso Toaff: fingiamo dunque di fidarci disinvoltamente dell'inquisitorestorico
e di ciò che ha estorto dalle sue fonti. Cosa verrebbe fuori da tutta questa vicenda? Che
una setta relativamente esigua di persone, in un contesto molto preciso e limitato del tardo
medioevo, esasperato dalla violenza secolare inflitta dalla società cristiana circostante, si
rifugiò in confuse concezioni religiose costruite a partire dal loro personale contesto culturale
(in questo caso quello ebraico ashkenazita) fino al punto di commettere un efferato rito
omicida, in aperto contrasto con i principi religiosi ufficiali e condivisi dalla quasi totalità degli
ebrei del tempo: come peraltro Toaff ricorda a più riprese.
Due impostazioni del tutto diverse
È ragionevole anche solo suggerire una vaga affinità tra le tesi negazioniste e la tesi
storiografica contenuta nel libro di Toaff, sebbene fondata su una scorretta esegesi
documentaria del processo di Trento? Una tesi, quella di Toaff, niente affatto generalizzante,
nonostante l'opzione narrativa adottata lo porti a connotare negativamente molti dei singoli
protagonisti della storia. «Va da sé - scrive - che il problema non si poneva affatto quando si
trattava di ebrei italiani, sefarditi o orientali, che costituivano la stragrande maggioranza del
mondo ebraico medievale». E, a proposito di possibili omicidi rituali, scrive di «triste realtà dei
deliri criminali di individui obnubilati da fobie e psicosi di carattere religioso». Sarebbe un
errore, perché significherebbe equiparare due impostazioni completamente diverse, finendo
con il banalizzare quelle negazioniste, sulla cui inaccettabilità non si discute nemmeno. Eppure,
il libro di Ariel Toaff ha suscitato la condanna solenne della comunità ebraica, una raffica
serrata di demolizioni critiche dell'opera e della professionalità dello storico; e, addirittura,
l'isolamento - a quanto pare non solo intellettuale - dell'autore. Fino alla abiura pubblica di ieri.
Il fatto è che il libro di Toaff tratta molti altri temi, per lo più ignorati dai recensori, che
possono essi stessi irritare. Tocca infatti nel vivo un nodo dai risvolti istintivamente repellenti
nella nostra cultura giudaico cristiana: quello della metafora sacrificale del corpo umano, della
sua carne, del suo sangue. Inoltre, ma questa volta con ragioni assai più convincenti, come
Piero Camporesi prima di lui, Toaff ci ricorda che nel cuore dell'Occidente di pochi secoli fa
moltissimi dei nostri antenati, cristiani o ebrei che fossero, erano fermamente convinti delle più
svariate virtù (terapeutiche, magiche, etc.) derivate dall'assunzione di sangue umano, meglio
se fresco e giovane ma, in mancanza di questo, anche essicato e di dubbia provenienza. E in
quel riservato ma fiorente mercato anche alcuni ebrei, come molti altri, ebbero un loro ruolo.
Infine, piuttosto che rafforzare un ignobile luogo comune antisemita, il libro di Toaff
contribuisce a sfumarne un altro, più edulcorato e tuttavia irrispettoso: quello che identifica
l'ebreo nella storia come vittima non solo inerme, ma quasi sommessamente rassegnata al
proprio destino sacrificale. Dalle sue pagine, al contrario, emerge con chiarezza quanto fosse
diffuso e violento l'anticristianesimo in alcune frange delle comunità ebraiche di quelle regioni e
di quel tempo. Pare quasi superfluo aggiungere (ma l'autore ricorda anche questo) che tale
ostilità traeva ragioni più che comprensibili dalla secolare oppressione di quelle comunità
stesse da parte dei cristiani; oppressione che, al contrario dell'ostilità ebraica, espressa per lo
più tramite insulti e derisioni, i cristiani manifestarono in maniera cruenta e sistematica.
La storia che Toaff rievoca, da questo punto di vista, è una storia in cui, tra le infinite violenze
imposte alle comunità ebraiche nel medioevo, vi è stata anche quella che si è risolta nel
portarle a forme di esasperazione aggressive, dunque tutt'altro che rassegnate. Ed è un segno
preoccupante delle drammatiche pressioni a cui è sottoposta oggi la comunità ebraica, italiana
e internazionale, il fatto che questo libro - per quanto contestabilissimo nella sua tesi principale
- non sia stato letto da tutti con maggiore equilibrio.
Ariel Toaff ferma pubblicazione di "Pasque di sangue"
Lo storico ha fatto la richiesta all'editore "Il Mulino"
14/2/2007 (21:57)
ROMA
Lo storico Ariel Toaff ha chiesto all’editore "Il Mulino" di ritirare dal commercio il suo controverso libro
«Pasque di sangue» ma non fa marcia indietro sul contenuto. Toaff ha infatti chiesto scusa per i danni
arrecati al popolo ebraico ma solo a causa delle «falsità» che la stampa gli ha attribuito.
Nel libro Toaff ha scritto, tra l’altro, che ristretti gruppi di ebrei ashkenaziti dell’Italia settentrionale in epoca
medievale avrebbero compiuto infanticidi di bambini cristiani per usare il loro sangue nei riti pasquali. Una
tesi che ha suscitato l’indignata protesta delle comunità ebraiche in Italia, che avevano accusato Toaff di aver
dato credito alla propaganda antisemita e a confessioni estorte agli ebrei sotto tortura. Persino il padre
dell’autore, l’ex rabbino capo di Roma, Elio Toaff, si è dissociato dall’opera.
In un comunicato Ariel Toaff ha fatto sapere che intende «riscrivere quei passaggi che hanno dato origine alle
distorsioni e alle falsità pubblicate dai media. Sto compiendo questi passi per prevenire un ulteriore uso
improprio del mio libro come propaganda antisemita».
Lo studioso ha esteso le sue «più sincere scuse a tutti coloro che sono stati offesi dagli articoli e dalle
alterazioni attribuite a me e al mio libro» e ha promesso di donare i ricavi dalla vendita del libro alla Anti
Defamation League per esprimere il suo «profondo rammarico per i travisamenti» a lui «attribuiti e che
hanno ferito il popolo ebraico».
Toaff ha doppia nazionalità italiana e israeliana e insegna storia all’università Bar-Ilan vicino Tel Aviv. In un
comunicato l’ateneo ha espresso «grande rabbia ed estremo dispiacere» per «la mancanza di sensibilità
dimostrata» da Toaff con il suo libro«. »Il prof. Toaff - ammonisce - avrebbe dovuto dimostrare maggiore
cautela nella pubblicazione del libro in modo da prevenire interpretazioni distorte e offensive«.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200702articoli/18033girata.asp
«Mi scuso con quelli che sono stati offesi»
Ariel Toaff: «Fermo pubblicazione del libro»
Lo storico chiede alla casa editrice di bloccare la diffusione del discusso «Pasqua di sangue»
TEL AVIV - Ariel Toaff ha chiesto alla casa editrice «Il Mulino» di bloccare la pubblicazione del libro
«Pasqua di sangue». In un comunicato diffuso dall'università Bar Ilan di Tel Aviv, lo storico si è scusato
con «tutti coloro che sono stati offesi dagli articoli e dai fatti distorti attribuiti a me e al mio libro». Nel
comunicato - riprodotto dall'edizione elettronica Ynet del quotidiano Yediot Ahronot - Toaff, docente di
storia della Bar Ilan, ha spiegato di volere «rielaborare quei passaggi che hanno dato spunto ad alcune
distorsioni». Una decisione presa dopo le numerose polemiche suscitate dalle tesi di Toaff sulle
crocifissioni di infanti alla vigilia di Pesach e sull'uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo
consumato nella festa.
RINCRESCIMENTO - Lo storico ha inoltre annunciato che devolverà i proventi della vendita del libro alla
'Anti Defamation Ligue', l'organizzazione ebraica di New York che combatte gli episodi di anti-semitismo,
esprimendo «profondo rincrescimento per le interpretazioni errate attribuite a me o al mio libro che
feriscono il popolo ebraico». «Ho assunto questi passi - ha scritto nel comunicato Toaff - per prevenire un
ulteriore uso distorto del mio libro per la propaganda anti-semita».
15 febbraio 2007
http:__www.corriere.it_PrimoaPiano_Cronache_2001_02aFebbraio_14_ariel.shtml
La vita al prezzo dell'adesione a verità imposte
http:__www.ilmanifesto.it_Quotidiano-archivio_14-Febbraio-2001_artSS.html
Incontro con il medievista Giacomo Todeschini, che sostiene tra l'altro: «siamo di fronte a un paradosso.
Documenti che hanno convinto gli storici circa l'inconsistenza dell'accusa di infanticidio rituale servono ora
per argomentare la tesi opposta»
Alberto Burgio
Nel tentativo di approdare a una messa a fuoco del libro di Ariel Toaff, Pasqua di sangue, che
tante reazioni ha sollevato in questi giorni, ne ripercorriamo alcuni passaggi cruciali con il
medievista Giacomo Todeschini, che è stato tra l'altro «Skirball fellow» presso il Center for
Hebrew and Jewish Studies di Oxford, ed è condirettore di «Zakhor. Rivista di Storia degli Ebrei
d'Italia».
Argomento delle sue ricerche sono i diversi tipi di pensiero economico e sociale espressi nel
medioevo dalla cristianità occidentale e dalla diaspora ebraica, studi che hanno dato luogo, tra
gli altri, a libri come La ricchezza degli Ebrei. Merci e denaro nella riflessione ebraica e nella
definizione cristiana dell'usura alla fine del Me-dioevo (Spoleto, 1989) e I mercanti e il Tempio.
La società cristiana e il circolo virtuoso della ricchezza fra Medioevo ed Età Moderna (Bologna,
2002).
Sul libro di Ariel Toaff si sono accavallate diverse prese di posizione, e forse è venuto
il momento di prendere le distanze dal clamore che le ha accompagnate e di fornire
una sobria descrizione della questione. Lei cosa ne pensa?
Il libro riabilita l'accusa, rivolta sin dal XII secolo agli ebrei, specie di area tedesca, di praticare
infanticidi rituali, in particolare per la Pasqua. Lo fa lavorando soprattutto intorno a un caso
molto studiato, il processo di Trento, del 1475, che diede origine alla beatificazione di
Simonino, presunta vittima di un sacrificio pasquale. Sulla base di accuse di questo genere,
ricorrenti nei testi-chiave dell'antisemitismo otto e novecentesco fino al nazismo, centinaia di
ebrei furono condannati al rogo nel medioevo e in età moderna.
Fino a ieri non avevamo dubbi sull'infondatezza di accuse basate su confessioni
estorte con violente torture. Eravamo certi si trattasse di un quadro simile a quello
del sabba stregonesco, con una specificità: l'accusa di omicidio rituale è analoga a
quella indirizzata agli indios nel XVII secolo, ai quali si addebitavano sacrifici umani,
e all'accusa di cannibalismo rivolta ai neri ancora nel '900. È una accusa strategica,
che si risolve nel ridurre a animali un gruppo umano e che svolge un ruolo-chiave
nella costruzione della razza, funzionale agli stermini di massa.
Grazie al lavoro storiografico svolto da Miri Rubin, Diego Quaglioni e Anna Esposito, Po-Chia
Hsia, Anna Foa, David Ruderman e altri, si era conquistata la certezza dell'inconsistenza di tali
accuse, poiché la storia della mitologia dell'omicidio rituale era stata inserita nella più ampia
vicenda delle relazioni ebraico-cristiane fra medioevo ed età moderna, e dunque ricondotta a
problemi generali di ordine politico, economico e giuridico. Ora, eliminando ogni riferimento a
questo ordine di questioni e rifuggendo dall'analisi semantica delle fonti, il libro di Toaff rimette
tutto in discussione, producendo un'immagine sensazionalistica che impedisce di leggere la
storia ebraica nel quadro della storia europea.
Lo stesso Toaff rivendica questo carattere del libro dicendo di avere «infranto un
tabù».
Sì, ma per rigettare una tesi consolidata bisogna disporre di ragioni forti. Sul piano
storiografico questo significa presentare nuovi documenti, o una lettura metodologicamente
rivoluzionaria delle fonti note.
Anna Foa e Adriano Prosperi escludono che nel libro vi siano documenti nuovi. In
particolare Prosperi osserva che Toaff cita di seconda mano il documento-chiave del
libro, la testimonianza di Giovanni da Feltre. Col risultato di non avvedersi che
Giovanni si trovava in carcere e non era quindi più attendibile degli ebrei incolpati
della morte di Simonino.
Siamo di fronte a un paradosso. I documenti che hanno convinto gli storici dell'inconsistenza
dell'accusa di infanticidio rituale servono ora per argomentare la tesi opposta. Questo avviene
perché le testimonianze sono lette anacronisticamente, ignorando le particolarità della
procedura giudiziaria medievale. Gli ebrei erano ritenuti «infami», privi di diritti giuridici.
L'unica possibilità di salvezza dipendeva dal loro denunciarsi a vicenda ripetendo quanto i
giudici chiedevano loro di dire. Questo è il punto. La procedura penale li considerava
inattendibili a-priori e solo l'adesione totale alla «verità» imposta da chi stabiliva le regole del
discorso politico e giuridico poteva far loro sperare di salvarsi la vita.
All'assenza di nuovi documenti si aggiungono, nel libro di Toaff, lacune
metodologiche e bibliografiche.
C'è tutta una bibliografia che il libro trascura. Alludo agli storici (Lasker, Chazan, Dahan e altri)
che hanno analizzato i linguaggi della controversia teorica medievale. Prescinderne implica non
cogliere la differenza fra i dibattiti elitari di ambiente teologico tra rabbini e sacerdoti cristiani e
la microconflittualità quotidiana, il che impedisce di comprendere i testi. Aggiungo che la
mancata considerazione degli studi sulle impalcature dell'immaginario teologico cristiano e sui
suoi vocabolari (penso ai lavori di Blumenkranz, Rubin, Sapir e Sabre-Vassas) impedisce di
capire quanto succedeva nella testa dei giudici ecclesiastici e le dinamiche di diffusione degli
stereotipi antigiudaici a partire dall'XI secolo.
Non è solo questione di bibliografia. Dietro una retorica che tradisce il
compiacimento nella descrizione delle atrocità si celano sorprendenti cortocircuiti
metodologici.
Le confessioni dettate dagli inquisitori diventano infatti nel libro il punto di arrivo di ritualità
eterogenee appartenenti ad epoche diverse; mentre nella mente degli inquisitori cristiani c'era
la convinzione che la ritualità ebraica fosse prova di alterità diabolica. Questa sorta di gioco di
prestigio ha luogo perché l'autore ha deciso che il rito e i suoi riferimenti biblici o talmudici
sono la premessa «ovvia» di una presupposta attitudine sanguinaria degli ebrei ashkenaziti.
Come attestano tanti suoi scritti precedenti, che dimostrano l'infondatezza degli
stereotipi antigiudaici, Toaff è uno storico esperto, consapevole dell'uso strumentale
che per secoli è stato fatto dei materiali che ora egli riabilita. Com'è possibile, allora,
che sia venuto fuori un libro come questo, soprattutto in un momento in cui infuriano
le polemiche sul ruolo storico dell'ebraismo e si moltiplicano i segnali di un
risorgente antisemitismo?
Difficile rispondere. Ogni uomo è dotato di diversi livelli di consapevolezza, di differenti
versanti della propria identità, il discorso storiografico ne lascia filtrare alcuni e ne censura più
o meno automaticamente altri. È possibile che un tema come quello prescelto per il libro, che
tratta del confine che separerebbe il sacrificio dall'omicidio, abbia perturbato l'autore,
facendolo cadere nelle trappole di un secolare antisemitismo. La forza di certi stereotipi può
coniugarsi con un odio di sé di cui la storia culturale ebraica offre svariati esempi.
Un'altra questione riguarda le possibili conseguenze del libro. Mi pare che le aspre
reazioni suscitate non vadano lette solo in relazione alla gravità del tema e delle
tragiche vicende ad esso legate. Lei è d'accordo?
Il fatto è che un testo di questo tipo rischia di riabilitare, sulla parola di uno storico ebreo con
le carte in regola, l'accusa rivolta agli ebrei di avere praticato per secoli omicidi rituali. Più in
generale, rischia di avvalorare l'idea che gli ebrei siano, per natura e in quanto popolo,
bestialmente aggressivi. Insomma, si può temere che il libro getti olio sul fuoco del
negazionismo e venga utilizzato da chi cancella la differenza fra carnefici e vittime, ossia le
responsabilità di chi ha prodotto la Shoah e le successive carneficine del Novecento.
Toaff: GFermo +Pasque di sangue/ e mi scusoJ
15 febbraio 2007
Alla fine si è arreso. Ariel Toaff ha chiesto alla casa editrice il Mulino di bloccare la distribuzione
del suo libro Pasque di sangue nel quale adombrava la supposizione che in alcune comunità
ebraiche, fra il 1100 e il 1500, potessero essere stati compiuti sacrifici rituali di bambini
cristiani. La decisione dello studioso, docente di Storia del Medioevo e del Rinascimento
all’università israeliana Bar-Ilan, è arrivata dopo il suo rientro a Tel Aviv.
Dopo lo scalpore suscitato dal libro e la condanna dell’assemblea dei rabbini d’Italia (cui si era
associato anche il padre del professore, Elio Toaff, rabbino emerito di Roma) il professore si
era giustificato con la serietà degli studi durati sei anni e compiuti con i suoi studenti e, in
un’intervista al Jerusalem Post, si era detto convinto che in Israele sarebbe stato meglio
compreso.
Invece le nubi si andavano facendo scure anche a Tel Aviv. Se i colleghi di Toaff lo avevano
difeso, chiedendo anche all’amministrazione di non compiere alcun passo che potesse limitare
la libertà accademica del docente, l’università stessa era invece sottoposta a molte pressioni.
La Bar-Ilan University riceve fondi soprattutto dagli ebrei ortodossi americani che hanno
minacciato di ritirare il loro sostegno. Si è parlato addirittura di pressioni perché l’università
licenziasse il docente che, d’altro canto, gode della considerazione generale. Tutto comunque
era stato rimandato ad un incontro chiarificatore fra Toaff e il presidente dell’ateneo, Moshe
Kaveh, che avrebbe dovuto svolgersi martedì scorso. Quale sia stata l’atmosfera dell’incontro
non è dato sapere, ma l’atteggiamento di Bar-Ilan è cambiato. Ieri l’università ha diffuso un
comunicato nel quale esprime «collera e grande dispiacere nei confronti del professor Toaff,
per la sua mancanza di sensibilità nel pubblicare il suo libro sui sacrifici di sangue in Italia. Il
professor Toaff - prosegue la nota - avrebbe dovuto dimostrare maggiore sensibilità e
prudenza nel gestire il libro e la sua pubblicazione».
Una vera doccia fredda per l’autore che ha deciso, di conseguenza, di bloccare il libro. Lo
storico ha dichiarato il proprio rincrescimento «per le interpretazioni errate» della sua opera,
ha annunciato che rielaborerà i passi più controversi e che devolverà i proventi delle future
vendite all’Anti Defamation League, l’organizzazione ebraica di New York che combatte gli
episodi di antisemitismo.
http:__www.ilgiornale.it_a.pic1?IDb1S102{
EBRAISMO/ PACIFICI: ARIEL TOAFF? DANNO C'E' STATO MA CASO CHIUSO
Il pentimento è miglior sentimento, ora andare avanti
Roma, 15 feb. (APCom) - Scuse accolte, caso chiuso. Il portavoce della comunità ebraica di Roma,
Riccardo Pacifici, ritiene la vicenda, che ha sollevato polemiche e critiche sul libro di Ariel Toaff, figlio
dell'ex rabbino capo di Roma, Elio, "conclusa".
Pacifici, intervenuto a margine della giornata di mobilitazione promossa dalla comunità ebraica di
Roma per chiedere il rilascio di tre soldati israeliani rapiti a luglio, ha sottolineato che: "Quando una
persona si scusa e c'è il pentimento per noi è il miglior sentimento, è la cosa più utile. Certamente il
danno c'è stato - ha concluso Pacifici - ma bisogna andare avanti".
LO SCANDALO
"Toaff è antisemita"
Ritirato il suo libro
Lo storico e,reo/ Biglio dellDew ra,,ino capo di Roma/ 9a c9iesto alla casa editrice di ritirare il
controEerso nPas;ua di sanguen
Gerusalemme, 1S febbraio 2001 - Lo storico Ariel Toaff ha chiesto
all'editore 'Il Mulino' di ritirare dal commercio il suo controverso libro
GPasque di sangueJ ma non fa marcia indietro sul contenuto. Toaff ha
infatti chiesto scusa per i danni arrecati al popolo ebraico ma solo a causa
delle GfalsitàJ che la stampa gli ha attribuito.
Nel libro Toaff ha scritto, tra l'altro, che ristretti gruppi di ebrei
ashkenaziti dell'Italia settentrionale in epoca medievale avrebbero
compiuto infanticidi di bambini cristiani per usare il loro sangue nei riti pasquali. Una tesi che ha
suscitato l'indignata protesta delle comunità ebraiche in Italia, che avevano accusato Toaff di aver
dato credito alla propaganda antisemita e a confessioni estorte agli ebrei sotto tortura.
Persino il padre dell'autore, l'ey rabbino capo di Roma, Elio Toaff, si è dissociato dall'opera. In un
comunicato Ariel Toaff ha fatto sapere che intende Griscrivere quei passaggi che hanno dato origine
alle distorsioni e alle falsità pubblicate dai media. Sto compiendo questi passi per prevenire un
ulteriore uso improprio del mio libro come propaganda antisemitaJ.
Lo studioso ha esteso le sue «più sincere scuse a tutti coloro che sono stati offesi dagli articoli e
dalle alterazioni attribuite a me e al mio libroJ e ha promesso di donare i ricavi dalla vendita del
libro alla Anti Defamation League per esprimere il suo Gprofondo rammarico per i travisamentiJ a
lui Gattribuiti e che hanno ferito il popolo ebraicoJ. Toaff ha doppia nazionalità italiana e israeliana
e insegna storia all'università Bar-Ilan vicino Tel Aviv.
In un comunicato l'ateneo ha espresso Ggrande rabbia ed estremo dispiacereJ per Gla mancanza di
sensibilità dimostrataJ da Toaff con il suo libro. }Il prof. Toaff - ammonisce - avrebbe dovuto
dimostrare maggiore cautela nella pubblicazione del libro in modo da prevenire interpretazioni
distorte e offensive}.
http:__ilrestodelcarlino.quotidiano.net_art_2001_02_1S_S4c243{
La cultura ebraica è basata sulla pace e sul perdono
Si tratta di leggende che non hanno nessun fondamento
Elio Toaff: "Mio figlio sbagliava, ha capito"
il rabbino emerito sul libro dello scandalo
di ORAZIO LA ROCCA
Elio Toaff
ROMA - }Un gesto opportuno, necessario. Vuol dire che mio figlio Ariel ha capito. Ma significa
anche che le critiche che sono state fatte nei confronti del suo libro sono state giuste, al punto che
lui ha deciso di chiedere all'editore di sospendere la pubblicazione.  bene che questa storia sia
finita così}.  leggermente sollevato il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff, quando apprende,
al telefono, che suo figlio Ariel ha ritirato il controverso libro }Pasque di sangue} KIl MulinoM, che
rilancia vecchie leggende secondo le quali alcune sette ebraiche avrebbero mangiato, in occasione
della Pasqua, pane azzimo con sangue di bambini cristiani. La notizia del ritiro del libro, il rabbino
l'apprende mentre risponde alle nostre domande nella sua casa romana, al Ghetto, di fronte alla
Sinagoga Maggiore.
}Non lo sapevo - confessa - ma è vero? Mi risulta che stava pensando di fermare momentaneamente
la seconda edizione per fare degli approfondimenti. Ma che abbia poi pensato di bloccare
definitivamente il volume, mi sorprende e in fondo mi fa anche piacere per lui e per la verità
storica}. La novità arrivata da Gerusalemme, pern, non impedisce al professor Toaff di entrare nel
merito delle controverse tesi sollevate dal libro di Ariel. }Mangiare il pane azzimo mischiato al
sangue di bambini cristiani uccisi? Aberrantep Un insulto all'intelligenza, alla tradizione, alla storia
in generale e al vero senso della religiosità ebraica - commenta con forza il rabbino - e dispiace che
a sollevare sciocchezze simili sia stato mio figlio}.
}Ma forse lo ha fatto senza rendersi conto della gravità di certe affermazioni e che queste tematiche,
da secoli già condannate dalla storia e dalla tradizione, e non solo di quella ebraica, possono
diventare subito argomenti per rilanciare pericolosi sentimenti di antisemitismo e voglie di
negazionismo dell'Olocausto. E' un errore. Ma nella vita tutti possono sbagliare}.
Maestro Toaff, come rabbino e come padre cosa si sentirebbe di dire in questo momento a suo
figlio Ariel per il suo libro appena ritirato?
}Gli direi che ha fatto bene a prendere questa decisione, mostrandogli anche tutto il mio dolore, il
mio dispiacere e la mia delusione. Mai mi sarei aspettato da lui, da sempre attento studioso, un
lavoro così discutibile e pericoloso. Sottolineo pericoloso perché con leggende simili il mostro
dell'antisemitismo pun tornare ancora a spadroneggiare nel mondo, specialmente ora che gli ultimi
testimoni dell'Olocausto per ragioni anagrafiche stanno scomparendo. Non è parlando di
sciocchezze come queste che si salvaguarda la vera essenza dell'ebraismo}.
E qual è la vera essenza della cultura ebraica?
}La vera cultura ebraica non è la blasfemìa del sangue, ma è il perdono, la pace, la voglia di vivere a
contatto con le altre culture, con le altre tradizioni, con rispetto reciproco e con desiderio di stare
insieme, con condivisione, anche di fronte alle tragedie piN grandi. Vuole una prova? Basta leggere
le poche righe della grande lapide del 19c4 che si trova affissa al Portico d'Ottavia, al Ghetto di
Roma, dove si ricorda la deportazione nazifascista dei 2991 ebrei romani del 1c ottobre 1943. In
quella lastra di marmo alla fine c'è un rigo che sintetizza in modo magistrale l'essenza vera della
cultura socio-religiosa dell'ebraismo: sono le parole con cui i sopravvissuti invocano a Dio }amore,
pace, perdono e speranza}. Perdono per tutti, anche per i carnefici nazisti}.
Maestro Toaff, questa frase di perdono può essere, quindi, la risposta a chi, cavalcando anche
polemiche come quelle esplose intorno al libro, alimenta sentimenti di antisemitismo e di
conseguenza fa dell'ebreo una persona, tra l'altro, quasi sempre piena di odio e di voglia di
vendetta?
}Sì, perché gli stereotipi antiebraici sono ancora duri a morire. Basti pensare alla falsa accusa di
avarizia o a quanti insinuano che l'alta finanza sarebbe controllata dalle lobbl ebraiche.
Stranamente nessuno parla del perdono di Dio invocato dai sopravvissuti della Comunità ebraica di
Roma da quasi 30 anni. Tanto che leggere quella lapide al Portico d'Ottavia oggi sembra una novità.
Quando invece non è per niente una novità che gli ebrei, malgrado l'Olocausto, la Shoah, le secolari
persecuzioni, mentre chiedono fermamente che la giustizia terrena faccia il suo corso, si sono
sempre fedelmente abbandonati alla misericordia di Dio al quale invocano il perdono per tutti,
anche per i loro aguzzi. Altro che sangue di bimbi cristiani nel pane azzimop}.
Come spiega che un tema come il sangue cristiano usato per il pane azzimo, leggenda ormai
abbandonata negli scantinati della storia, sia tornato alla ribalta?
}Non so spiegarlo. Dico solo che si è trattato di un errore sollevare queste tematiche. Come dice lei,
si tratta di vecchie leggende che non hanno mai avuto anche il pur minimo supporto storicoscientifico.
Mio figlio Ariel ha voluto farne oggetto di un nuovo studio. Altri studiosi
approfondiranno la materia. Ma di sicuro e di nuovo non c'è niente}.
Seppure nei secoli passati ci fosse stato qualche caso: sarebbe stato ammissibile per la
religione ebraica prevedere l'uso del sangue dei bambini per la preparazione del pane
azzimo?
}Assolutamente no, per il semplice fatto che è la Torah a smentire questo principio così aberrante,
affermando che }qualunque forma di grasso e di sangue non deve essere mai mangiato}. Da qui
nasce il profondo e radicale rispetto degli ebrei verso il sangue, da sempre visto come dono di Dio e
segno della vita. Non è quindi un caso che nella Bibbia sia scritto chiaramente che }nel sangue c'è la
vita}. Per cui è fuori dalla nostra tradizione e dalla nostra cultura, sia sociale che religiosa, mangiare
cibi che siano stati sfiorati dal sangue, sia umano che animale. Perché la vita che il Signore ha
creato riguarda tutte le specie viventi, sia uomini che animali}.
Questo antico rispetto per il sangue ha quindi contribuito anche alla formazione delle pietanze
ebraiche?
}Sì. Tutta la quotidianità ebraica ruota intorno a questo principio. Specialmente nella preparazione
dei cibi, per i quali vige una ferrea disciplina codificata nel }kasheruth}, dove specialmente per la
preparazione delle carni si raccomanda con chiarezza che prima della cottura occorre sottoporre i
capi macellati ad una attentissima purificazione da ogni residua traccia di sangue}.
Una pratica di macellazione prevista anche nell'Islam. Vero?
}Nell'Islam c'è grande attenzione alla preparazione delle carni, che vengono purificate dal sangue
con tecniche piN o meno simili a quelle ebraiche. E' una tradizione che in fondo unisce i fedeli delle
due religioni. Peccato che con i musulmani non si possa parlare di analoga unione per altri temi. Ma
è un segno antico che è bello ricordare ogni tanto}.
Con i cristiani l'approccio col sangue non è uguale.
}Non è la stessa cosa. E' vero che Cristo nell'Ultima Cena spezzn il pane azzimo come tutti gli
ebrei. Poi, come è nella tradizione cristiana, versn il vino dicendo }bevete questo è il mio sangue}.
E, quindi, i cristiani da duemila anni rivivono nell'Eucarestia quel momento, sublimandolo di volta
in volta con l'ostia consacrata dove la Chiesa insegna che c'è il sangue di Cristo. Come è evidente, è
una tradizione religiosa del tutto diversa dall'ebraismo e che nel corso dei secoli ha prodotto anche
usi e costumi differenti}.
Leggende come il pane azzimo intriso di sangue cristiano sono state usate nel corso dei secoli
per alimentare l'antisemitismo tra la popolazione?
}Purtroppo è stato così. Anche queste sciocchezze hanno dato luogo a sentimenti antiebraici. Spiace
dirlo, ma anche a causa dell'ignoranza, non si è mai voluto far capire con chiarezza che per l'ebreo il
pane azzimo se non è puro, cioè senza aggiunte, senza lieviti e - manco a dirlo - senza tracce di
sostanze estranee anche lontanamente simili al sangue - non è in linea con la tradizione. Cioè non è
il pane con cui si pun celebrare la Pasqua Ebraica. Chi pensa il contrario, sbaglia e non conosce la
storia degli ebrei}.
Quando iniziarono a circolare leggende sul pane azzimo inquinato dal sangue?
}Durante il primo millennio dopo Cristo non c'è stata traccia. Qualcosa si incomincin a dire dopo
l'anno mille, quasi in coincidenza con la prima crociata. Forse per giustificare, da parte di qualcuno,
gli eccidi in Terra Santa o per addossare le colpe agli ebrei. Ed infatti fin da allora iniziarono le
prime persecuzioni}.
La Chiesa ha quindi le sue responsabilità anche nei confronti di queste leggende?
}E' la storia che è andata così. Ma mi piace ricordare che ci fu un papa, Sisto IV, che nel 141S circa,
invin un suo delegato, un inquisitore domenicano, per verificare l'autenticità delle accuse che i
cristiani di Trento avevano fatto alla locale comunità ebraica accusata di aver ucciso un bambino di
nome Simonino per togliergli il sangue. Quel bambino fu subito venerato come un martire elevato
agli onori degli altari come S. Simonino. Ma, alla fine dell'inchiesta quel domenicano disse al Papa
che solo gli ignoranti e le persone in malafede potevano credere ad una storia simile. E S. Simonino
fu cancellato dai calendari. E' un episodio che dimostra chiaramente che non sempre le gerarchie
ecclesiali cristiane hanno seguito queste leggende. Ma sarebbe grave ed imperdonabile oggi ridare a
queste leggende una pur minima di patente storica}.
KW\ Be,,raio g""[M
http:__www.repubblica.it_2001_02_sezioni_spettacoliaeacultura_toaff-libro_toaff-padre_toaffpadre.
html
Il caso Toaff. Torna l'accusa del sangue contro gli ebrei
Massimo Introvigne
Ariel Toaff, docente di storia presso la Bar-Ilan Universitl di Ramat Gan, in Israele e figlio del piN
famoso rabbino italiano, il novantunenne e grande amico di Papa Giovanni Paolo II K1920-200SM
Elio Toaff, ha prima pubblicato direttamente in italiano, e poi di fronte alla pioggia di critiche
chiesto all’editore di ritirare dal mercato difendendo pern la validità della sua metodologia, un libro
| Pas;ue di sangue< E,rei d’Europa e omicidi rituali Kil Mulino, Bologna 2001M | che vorrebbe
rovesciare gli ultimi cinquant’anni di storiografia e di sociologia storica sul tema dell’+accusa del
sangue/, l’accusa | cioè | rivolta agli ebrei dal Medioevo fino ai giorni nostri di sacrificare bambini
cristiani per cibarsi ritualmente del loro sangue. Per la storiografia accademica | tutt’altro che poco
abbondante sull’argomento | la questione è risolta da molti anni. L’+accusa del sangue/ | che
prosegue una calunnia lanciata dai pagani contro i cristiani, basata su una maliziosa incomprensione
della nozione di +bere il sangue di Cristo/ nell’Eucarestia | è un mito antisemita, la cui genesi pun
essere spiegata con una serie di elementi storici e sociologici precisi, e che assomiglia al mito del
vampiro come non-morto che torna dalla tomba a bere il sangue dei vivi o a quello del Sabba dove
le streghe si accoppiavano con i demoni. La differenza con queste mitologie cui ormai credono in
pochi è che ancora oggi la televisione degli Hezbollah al-Manar, il governo siriano e quello
iraniano, e piN in generale tutto l’ultra-fondamentalismo islamico, utilizzano l’accusa del sangue per
la loro propaganda anti-ebraica. Toaff sostiene ora che è tutto vero: sarebbe esistito almeno
dall’Alto Medioevo al Quattrocento un +fondamentalismo violento e aggressivo/ Kp. 13M |
l’anacronismo, giacché il termine +fondamentalismo/ nasce solo agli inizi del rr secolo è curioso,
e forse rivelatore | presso un gruppo, non inconsistente, di ebrei ashkenaziti che avrebbero
effettivamente sacrificato fanciulli cristiani per assumere ritualmente il loro sangue.
Mi sono occupato della questione in un libro del 2004 | Cattolici/ antisemitismo e sangue | che
Toaff definisce +una voce enciclopedica sull’argomento/ Kil che non mi sembra, ma forse sbaglio,
un’offesaM purtroppo +corredata da una bibliografia solo parzialmente aggiornata/ Kp. 2S4M. Non mi
soffermo sull’aggiornamento della bibliografia di Toaff, che ignora completamente il piN completo
saggio in lingua italiana sull’argomento e uno dei piN importanti in assoluto | L’accusa del sangue:
storia politica di un mito antisemita di Ruggero Taradel KEditori Riuniti, Roma 2002M | e mi limito
a notare che non deve avere letto per intero il mio libro. Se lo avesse fatto non sarebbe incorso in un
equivoco sulle posizioni del cardinale Lorenzo Ganganelli, poi Papa Clemente rIV K110S-1114M,
autore del piN articolato documento vaticano sul tema | un rapporto del Sant’Uffizio Koggi
Congregazione per la Dottrina della FedeM del 11S9 Knon del 11c0, come ritiene Toaff, che non è né
la data di stesura né quella in cui il Sant’Uffizio lo approva con voto | 24 dicembre 11S9 | ma
quella della bolla, del 9 febbraio 11c0, con cui il Papa Clemente rIII,1c93-11c9, trasmette ai
vescovi polacchi tramite il nunzio apostolico a Varsavia le raccomandazioni contenute nel rapportoM
| sui casi di due fanciulli presunte vittime di omicidi rituali, Simone da Trento e Andrea da Rinn.
Ben lungi dal considerare questi eventi +concreti e reali/ senza riserve Kp. 10M, il cardinale
dichiarava il suo ossequio ai Papi che avevano approvato il culto dei due fanciulli come martiri ma
non si asteneva dal manifestare un’ampia serie di riserve. Sempre se avesse letto il mio libro | non
amando le teorie del complotto in genere, non immagino neppure un travisamento volontario |
Toaff saprebbe che a rigore non tratta dell’accusa del sangue, su cui già esisteva un’enorme
letteratura e ben poco si sarebbe potuto aggiungere, ma delle reazioni della Chiesa cattolica
all’accusa del sangue, che costituiscono un tema diverso. Toaff avrebbe così potuto discutere una
questione cui non dedica neppure una riga del suo pur ampio volume: dal 2{ maggio 1241, data
della prima bolla sul tema di Papa Innocenzo IV K119S-12S4M, al rapporto del Sant’Uffizio del 11S9,
ci sono otto documenti del magistero pontificio dove i Papi dichiarano di avere fatto svolgere
indagini sulla questione e di avere concluso che si tratta di accuse +falsissime/, +stupide/ e
+incredibili/ Kcosì il Papa Beato Gregorio r, 1210-121c, nella sua bolla del 1 ottobre 1212M. Nel
110c, a fronte di una recrudescenza dell’accusa del sangue in Polonia, il Sant’Uffizio aveva
esplicitamente autorizzato il rabbino capo di Roma, Tranquillo Vita Corcos K1cc0-1130M, a
pubblicare uno studio critico sul tema, e lo aveva inviato ai vescovi polacchi. Vi è qui anche un
monito ai cattolici anti-ebraici che volessero entusiasmarsi per il libro di Toaff, i quali dovrebbero
accusare di essersi clamorosamente sbagliato il magistero ordinario di una teoria plurisecolare di
Papi. I diversi atteggiamenti del mondo cattolico dopo la Rivoluzione francese, e in particolare nel
rIr secolo, sono un tema interessante, controverso e ampiamente discusso nel mio testo, che non è
pern il caso di trattare qui perché il libro di Toaff si arresta al rVI secolo.
A differenza di Toaff | e, temo, anche di molti che hanno scritto articoli pro o contro il suo libro
prima che uscisse in libreria | prima di intervenire sul tema ho letto Pas;ue di Sangue, con
particolare riguardo alle note, che in un libro di storia sono cruciali perché ci dicono da dove lo
storico trae le sue notizie. La prima osservazione è che nel libro le pagine dedicate all’accusa del
sangue sono decisamente minoritarie rispetto a quelle che trattano di altri argomenti, che non sono
prive di interesse e dove Toaff apporta informazioni bene ordinate e presentate con notevole
vivacità, il che rende la lettura a suo modo piacevole, ancorché raramente del tutto nuove. Gran
parte del libro è dedicata ai seguenti temi: il coinvolgimento di ebrei in attività di spionaggio Kche
avrebbero potuto forse | +forse/ è una delle parole piN usate nel testo | coinvolgere un tentativo di
assassinare il sultano turco dell’epocaM e in affari piuttosto loschi della Repubblica di Venezia[ le
invettive anticristiane nella letteratura e in alcuni rituali ebraici medievali e della prima età
moderna[ le parodie blasfeme del cristianesimo, che avrebbero comportato in particolare la
crocifissione di un agnello a Pasqua in odio a GesN Cristo, di cui si sarebbero +forse/ resi colpevoli
certi ebrei di Candia[ l’uccisione di cristiani, alcuni +forse/ mediante crocifissione, da parte di ebrei
Ke viceversaM in occasione di tumulti[ il dramma di alcune madri ebree disperate che avrebbero
ucciso i propri figli per sottrarli al rapimento e alla conversione forzata al cristianesimo[ le accuse a
GesN Cristo nella polemica anticristiana ebraica di essere stato concepito non da una vergine ma da
una donna mestruata[ un’iconografia ebraica che rappresenta con evidente compiacimento il sangue
di nemici uccisi[ un complotto +forse/ ordito da ebrei per uccidere i responsabili di uno dei piN
sanguinosi casi di accusa del sangue, quello di Trento del 141S[ e la pratica superstiziosa di alcune
comunità ebraiche, dove si sarebbe ritenuto portatore di benefici terapeutici Ko magici, ma Toaff
non ama questo aggettivoM il sangue della circoncisione.
A chi obiettasse che tutto questo non c’entra evidentemente nulla con l’accusa del sangue, Toaff
risponde che si tratta invece delle fondamenta che gli consentono di stabilire due cose: la prima, che
l’avversione degli ebrei medievali per i cristiani era così estrema da rendere credibili le accuse di
omicidio rituale[ e la seconda, che nonostante i divieti biblici e talmudici contro l’uso del sangue
l’immagine del sangue ritorna | secondo lo storico ossessivamente | nell’iconografia e nel folklore
ebraico e ci sono casi di superstizioni in cui il tabN era superato e si usava per scopi curativi il
sangue, in particolare quello della circoncisione. Toaff riesuma anche | permettendosi perfino
qualche punto esclamativo, quasi a indicare di avere finalmente trovato l’arma del delitto | i
responsi di due stimati rabbini dell’epoca moderna, uacob Reischer K1c10-1134M di Praga e Hallim
Ozer Grodzinski K1{c3-1940M di Vilnius, i quali autorizzano l’uso di farmaci a base di sangue
animale essiccato. Lo studioso di religioni va immediatamente con il pensiero ai Testimoni di
Geova, i quali sconsigliano ai loro fedeli le trasfusioni di sangue e le medicine che contengano a
qualunque titolo sangue, ritenendole in contrasto con il divieto biblico di mangiare il sangue. La
grande maggioranza dei cristiani Ke degli ebreiM non la pensa così, ma questo non significa che si
aggiri nottetempo cercando bambini di altra religione da sacrificare per poi berne il sangue. Fuori
dall’uso medico Knon importa se conforme o meno alla medicina del 2001, quella che rileva essendo
ovviamente la medicina del tempoM, Toaff ha trovato solo responsi di rabbini che condannano
qualunque uso superstizioso del sangue, come del resto facevano i vescovi cattolici piN o meno
nello stesso periodo.
Venendo alla parte del libro | come si è accennato, assai piN succinta di quanto potrebbe sembrare a
prima vista | che tratta dei casi di accusa del sangue, per rovesciare le conclusioni cui è pervenuta
tutta la letteratura accademica che lo precede, Toaff, che ha pochi documenti nuovi da citare, deve
metterne in discussione anzitutto la metodologia. Questa si basa su due capisaldi. Il primo è che le
confessioni estorte con uso abbondante della tortura non possono essere considerate una prova dallo
storico. Toaff risponde che non è proprio così, perché diversi documenti, e in particolare i verbali
del caso del piccolo Simone di Trento del 141S Kla fonte principale di Toaff, già nota e pubblicata,
perché per gli altri casi le testimonianze sono molto piN scarneM riportano tutta una serie di
affermazioni degli imputati su rituali e pratiche tipicamente ebraiche che i giudici non potevano
conoscere. Dopo avere notato che sia nel libro di Toaff sia nelle polemiche giornalistiche che lo
hanno seguito si usano in modo improprio i termini +inquisitori/ e +Inquisizione/, perché a rigore
l’Inquisizione | romana e spagnola | si è occupata di tre casi di accusa del sangue, in due dei quali
ha condannato gli accusatori e non gli ebrei accusati, mentre tutti gli altri episodi KTrento compreso,
benché la città fosse governata da un vescovo-principeM sono stati giudicati da tribunali civili e non
ecclesiastici, osservo che il problema è già ampiamente noto in tema di stregoneria.
Gli storici della stregoneria hanno passato buona parte del rr secolo a combattere la cosiddetta
+eresia Murral/, che ha tra l’altro un ruolo importante nelle origini della moderna neo-stregoneria o
Wicca in Inghilterra e negli Stati Uniti. Margaret Alice Murral K1{c3-19c3M, egittologa di
professione e storica della stregoneria per passione, pubblica a partire dal 1911 diversi scritti sulle
streghe che culminano nel 1931 con Il dio delle streg9e. Influenzata dalle ricerche, a sua volta
discusse, del folklorista americano Charles Godfrel Leland K1{24-1903M, condotte soprattutto in
Italia, Margaret Murral | che sopravviverà alla controversia sulla sua +eresia/ storiografica, e vivrà
fino alla rispettabile età di cento anni | sostiene che le confessioni delle streghe processate non
possono essere attribuite alla tortura perché sono piene di allusioni a un folklore contadino che non
era quello degli inquisitori colti e che questi non avrebbero potuto inventare nei loro verbali. Per la
Murral quelle allusioni, messe insieme, testimoniano l’esistenza clandestina nel Medioevo di un
vasto network che praticava la +vecchia religione/ dei pagani, sopravvissuta alla repressione dei
cristiani e da questi diffamata con il nome di stregoneria.
Toaff è consapevole del fatto che gli sarà rivolta questa obiezione, e infatti invita fin dalle prime
pagine del libro a non applicare all’accusa del sangue metodologie usate per lo studio della
stregoneria, con procedure che chiama +epidermiche e impressionistiche/ Kp. {M. Ma perché mai si
dovrebbe rinunciare a un patrimonio di conoscenze storiche accumulate in decenni di studi sulla
stregoneria? A ben vedere, la tesi di Toaff non è altro che l’+eresia Murral/ riveduta e applicata
all’accusa del sangue. Alla Murral è stato risposto fino alla noia che, anche sotto tortura, le
presunte streghe conservavano certamente il loro linguaggio e mescolavano a quel che interessava
ai giudici Ktra cui l’ammissione di avere avuto commercio carnale con il DiavoloM informazioni reali
sul loro mondo e sulle tradizioni contadine. Se affermiamo che tutto quello che le accusate di
stregoneria raccontavano nei processi era falso, certamente sbagliamo. Ma sbagliamo in modo piN
grave se crediamo che tutto quanto risulta dai verbali dei processi per stregoneria sia vero. Come le
donne Ke gli uominiM accusati di stregoneria raccontavano particolari spesso veri su pratiche
magiche e superstiziose, ma certamente davano voce ad affabulazioni loro o dei giudici quando
raccontavano di essersi accoppiate con il Diavolo o di volare a cavallo delle scope, così è possibile
che gli ebrei torturati a Trento ci aprano una finestra su un mondo di superstizioni popolari
dell’epoca, ma questo non significa che sia un fatto oggettivo anche quanto raccontano a proposito
dell’omicidio rituale del piccolo Simone e dell’assunzione rituale del suo sangue.
Un po’ ingenuamente, Toaff ci ricorda che la tortura era lecita per le leggi del tempo e che le crudeli
procedure usate a Trento +se pur inaccettabili oggi ai nostri occhi, erano quindi di fatto normali/ Kp.
12M: ma questo che cosa cambia esattamente? Quando poi lo storico ci annuncia casi corredati da
+riscontri obbiettivi/ Kp. 1cM, come quello di Endingen in Alsazia del 1410, ci si aspetterebbe un uso
del termine +riscontro/ conforme al linguaggio giuridico corrente. Nel caso di Endingen | a
differenza di altri, dove il presunto fanciullo sacrificato ricompare dopo qualche giorno vivo e
vegeto | scavando si trova un cadavere. Ma il ritrovamento di un cadavere dimostra solo che il
bambino scomparso è morto: non ci dice ancora nulla su chi lo ha ucciso, e certamente non ci dice
perché. Da qui a concludere che le deposizioni degli imputati, ampiamente torturati, di processi
come quello di Trento permettono di concludere che +l’uso del sangue d’infante cristiano nella
celebrazione della Pasqua ebraica era apparentemente oggetto di una normativa minuziosa/ fra un
gruppo ampio di ebrei ashkenaziti, dove +ogni eventualità era prevista e affrontata, quasi facesse
parte integrante delle piN collaudate regole del rito/ Kp. 113M il passo è decisamente piN lungo della
gamba di Toaff. Il quale, tra l’altro, deve screditare l’inchiesta del legato pontificio inviato da
Roma, l’arcivescovo Battista de’ Giudici K142{-14{4M, il quale dichiarn gli ebrei di Trento
+completamente innocenti/ e le storie di omicidio rituale +fantasie/, così anticipando quanto la
Sacra Congregazione dei Riti avrebbe confermato in un decreto sul caso di Trento del 4 maggio
19cS. Toaff risponde riesumando tutti i pettegolezzi dell’epoca su de’ Giudici, che non solo +pare/
Ksi noti il +pare/M +fosse accompagnato da tre ebrei/ ma sarebbe stato anche +un buongustaio/ e un
mangione Kpp. 211-212M.
L’altro principio metodologico che Toaff mette in dubbio è di carattere piN squisitamente
sociologico, ed è quello secondo cui il fatto che decine o anche centinaia di racconti di omicidi
rituali imputati agli ebrei siano simili fra loro non prova l’accusa del sangue, ma al contrario è un
forte indizio della sua falsità. Sono i resoconti, non i fatti, a copiarsi fra loro. Questo non vale solo
per la stregoneria. Se Toaff si sedesse a fare due chiacchiere con uno dei tanti sociologi
contemporanei che si sono occupati della +grande paura/ degli omicidi rituali satanici negli Stati
Uniti e nell’Inghilterra degli anni 19{0 e 1990 | da non confondersi con i veri crimini di satanisti
come le Bestie di Satana italiane, del tutto reali ma per fortuna rari | o dei resoconti di chi afferma
di essere stato rapito da eytraterrestri e portato a bordo di UFO, si renderebbe conto che, se ci sono
centinaia di casi di accusa del sangue, ci sono migliaia di resoconti di persone che hanno affermato
di avere visto bambini mangiati dai satanisti o di essere state condotte su astronavi aliene. Il fatto
che questi resoconti siano molto simili fra loro dimostra precisamente che fanno parte di una
subcultura dove ognuno ripete quello che qualcun altro ha detto, come in ogni leggenda urbana che
si rispetti. Tra l’altro, la maggioranza dei resoconti di omicidi rituali satanici o di rapimenti alieni
sono stati raccolti sotto ipnosi, in uno stato di coscienza alterato per certi versi simile Kanche se
naturalmente assai meno crudeleM rispetto a quello indotto dalla tortura.
Concludendo, l’opera di Toaff non si fonda su alcuna +scoperta/. Sul caso centrale per il suo
argomento, che è quello di Trento, non apporta documenti nuovi ma cerca di rovesciare la
metodologia scientifica usata da decenni per la corretta interpretazione di quelli noti e pubblici,
senza accorgersi che usando il suo metodo si dovrebbe ammettere anche che le streghe andavano a
incontrare il Diavolo a cavallo delle loro scope o che centinaia di buoni americani degli anni 1990
erano rapiti da omini verdi provenienti da qualche lontana galassia.
Forse il libro ci dice poco sull’accusa del sangue, ma molto sul clima in certe università israeliane
dilaniate fra una componente religiosa e una laicista. Per un certo mondo cristiano medievale e
moderno l’+alieno/ di cui si poteva credere perfino che bevesse il sangue era l’ebreo. Per un certo
ebraismo illuminato e laicista in Israele oggi l’+alieno/ è l’ebreo ultra-ortodosso che si veste di
nero, rifiuta il servizio militare e grazie alla demografia ha un peso sempre piN determinante nei
giochi elettorali israeliani. Accenti tipicamente antisemiti emergono paradossalmente nel modo in
cui un certo laicismo israeliano rappresenta gli ultra-ortodossi gli 9aredim. Secondo questa
propaganda, tipicamente espressa nelle caricature dei quotidiani secolaristi israeliani | come nota in
un bel libro lo storico Noah u. Efron KReal )eAs, Basic Books, New York 2003, p. 2c0M | in queste
caricature +lo 9aredi prende e prende, mentre lo t:a,ar Kil mitico ebreo vnon religiosow nato in
IsraeleM produce. Lo 9aredi manipola, mentre lo t:a,ar è franco e diretto. Lo 9aredi è curvo, con il
naso adunco, scuro e deforme, mentre lo t:a,ar è biondo, bello e robusto/.  la paura degli ebrei
ultra-ortodossi Knon tutti gli atteggiamenti dei quali sono, certo, gradevoliM | come qualcuno dice, la
seconda bomba demografica dopo quella arabo-islamica che minaccia il laico sionismo israeliano |
che spiega come in Israele a qualcuno possa venire in mente di tirare fuori da vecchi armadi perfino
lo scheletro dell’accusa del sangue.
Il lettore che ha seguito le controversie giornalistiche sul libro avrà notato che non affermo da
nessuna parte che Toaff +fa il gioco di Ahmadinezad/, l’argomento essendo politicamente
significativo ma scientificamente irrilevante. Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al
giorno, ed è possibile | ancorché poco probabile | che ci siano casi in cui perfino Ahmadinezad dica
qualcosa di vero quando parla degli ebrei. Ma il lettore eventualmente preoccupato pun riposare
tranquillo: questo non è uno di quei casi.
http:__www.cesnur.org_2001_miatoaff.htm
La resa di Ariel Toaff
Domenico Savino
1c_02_2001
http:__www.effedieffe.com_interventizeta.php?idb11cSeparametrobreligione
Ariel Toaff
Dunque alla fine ha ceduto.
Ariel Toaff ha chiesto alla società editrice Il Mulino di Bologna, che ha pubblicato il suo libro
GPas;ue di sangueJ, in cui si sostiene, seppure in maniera tutt’altro che generalizzata, una certa
fondatezza dell’accusa di omicidio rituale rivolta agli ebrei, di ritirare il controverso volume dalle
librerie.
Già ieri Toaff aveva dichiarato l’intenzione di riscrivere alcuni capitoli della seconda edizione[ oggi
l’annuncio di quella che appare come una completa sconfessione del proprio lavoro, pure se fatta
obtorto collo.
Dopo giorni di minacce, pressioni, insulti, tonnellate di fango da cui è stato sommerso, dopo una
convocazione da parte di Moshe kaveh, presidente dell’ateneo dove insegna, per spiegazioni sulla
tesi del saggio, dopo che personalità non accademiche, come pure lettori di altre università, ne
hanno chiesto il licenziamento e dopo che i finanziatori esteri hanno minacciato di tagliare i fondi
all’Ateneo, Ariel Toaff si è arreso.
Al giornale Maariv aveva nei giorni scorsi raccontato le settimane passate in Italia, che Gnegli ultimi
giorni si sono trasBormate in un incu,oJ.
A Menachem Gantz, corrispondente del quotidiano da Roma, ha letto una delle mail ricevute:
GSe nei secoli > stato Eersato tanto sangue e,reo/ ora ne EerrC Eersato ancora/ il tuoJ.
Dall’altro ieri Toaff aveva cercato di minimizzare e alla domanda del uerusalem Post, se riteneva
Gc9e le comunitC e,raic9e possano aEer commesso omicidi ritualiJ, il professore aveva risposto con
un GnoJ, definito GrisolutoJ dalla giornalista.
Peccato che nei giorni precedenti, invece, avesse dichiarato: Galcuni omicidi rituali potre,,ero
esserci statiJ.
A chi glielo aveva fatto notare, il professore aveva risposto, cercando ancora di sdrammatizzare:
cLa mia dic9iara:ione > stata una proEoca:ione accademica ironica/ una premessa per inBrangere
il ta,S delle ricerc9e attorno all’atmosBera anticristiana in alcune comunitC as9.ena:ite europee/
nel MedioeEoJ.
Ma evidentemente non è bastato.
Oggi - dicevamo - la resa, la contrizione e la penitenza, con l’annuncio che devolverà i proventi
della vendita del libro alla ?Anti Defamation League’, l'organizzazione ebraica di New York che
combatte gli episodi di anti-semitismo.
Non me la sento di giudicare Ariel Toaff.
Le pressioni devono essere state tremende. Anche quelle familiari.
Oggi il padre, a caldo, ha immediatamente rilasciato un’intervista a La Repubblica, in cui ha
definito la decisione del figlio di ritirare il libro Gun gesto opportuno/ necessario< Vuol dire c9e mio
Biglio Ariel 9a capito< Ma signiBica anc9e c9e le critic9e c9e sono state Batte nei conBronti del suo
li,ro sono state giusteO E’ ,ene c9e ;uesta storia sia Binita cosVJ.
E poi ha commentato: GMangiare il pane a::imo misc9iato al sangue di ,am,ini cristiani uccisiv
A,errantef Un insulto all’intelligen:a/ alla tradi:ione/ alla storia in generale e al Eero senso della
religiositC e,raica - commenta con forza il rabbino - e dispiace c9e a solleEare sciocc9e::e simili
sia stato mio Biglio< Ma Borse lo 9a Batto sen:a rendersi conto della graEitC di certe aBBerma:ioni e
c9e ;ueste tematic9e/ da secoli giC condannate dalla storia e dalla tradi:ione/ e non solo di ;uella
e,raica/ possono diEentare su,ito argomenti per rilanciare pericolosi sentimenti di antisemitismo e
Eoglie di nega:ionismo dell’Olocausto< E’ un errore< Ma nella Eita tutti possono s,agliareJ.
Così Ariel Toaff ha alzato bandiera bianca, chiedendo alla casa editrice di ritirare il libro dal
commercio.
Le modalità dell’annuncio, dopo i proclami dei giorni scorsi in cui dichiarava che non avrebbe
rinunciato Gmai alla dedi:ione Eerso la EeritC e la li,ertC accademica/ anc9e se il mondo mi
crociBiggeJ, appaiono quelli di una capitolazione.
Il tono è quello di un uomo distrutto.
Lasciamo Ariel Toaff al suo dolore e rispettiamo la sua decisione.
Ma voi, se siete ancora in tempo, correte in libreria e comperate il suo libro.
E’ un’ opera straordinaria che vale la pena di essere letta, prima che scompaia per sempre dalla
memoria e dal patrimonio della cultura.
Perché temiamo che una seconda edizione, se mai uscirà, non avrà nulla del sapore vero di questa.
Dicevamo che è un’opera straordinaria e - badate bene - non tanto per cin dice riguardo all’Gaccusa
del sangueJ, che non è in fondo neppure l’oggetto specifico del libro, quanto innanzitutto per la
descrizione godibilissima dello spaccato di vita delle comunità ebraiche ashkenazite tra il rII e il
rV secolo.
E’ uno squarcio aperto, una boccata di aria fresca su una storiografia oleografica, lacrimevole,
ripetitiva, conformista e noiosa che accompagna di solito lo studio del giudaismo, una storiografia
che pare molto piN la agiografia di un popolo santificato, piuttosto che il ritratto della vita reale di
uomini in carne ed ossa, facenti parte di una comunità umana separata e separatasi dal resto del
mondo in cui vive e, tuttavia, in profondo, organico, problematico rapporto con esso.
Il libro di Toaff è ammirevole anzitutto per la capacità di farci entrare quasi in presa diretta con i
personaggi di quella società, con le loro pratiche di vita quotidiana, le loro vicende, i loro traffici, le
loro mercanzie, le loro credenze, i loro riti, i loro problemi, le loro aspirazioni, i loro sentimenti di
amore e odio.
Leggendo il libro quasi si annusa l’odore di quei luoghi, le ombre e le luci del ghetto, il tono delle
voci nella sinagoga, il tintinnio delle monete sui banchi di credito, il suono dei passi lungo i vicoli
stretti di quartieri impregnati di carne e misticismo, di affari e Torah.
Non vi compare malgrado cin la stereotipata figura dell’ebreo avido, untuoso e volpino.
Ovvero se talvolta si pun scorgere anche questa, le figure degli ebrei sono caratterizzati da una
piacevole varietà, che evidenzia un mondo ricco di fermenti e di personalità, nient’affatto marginali
rispetto alla vita della maggioranza cristiana, eppure inevitabilmente separati da essa.
Un mondo fatto di personaggi strani, eccentrici, spericolati, spregiudicati e - perché no - talvolta
feroci, ma vivaddio vivi, virili e fieri della loro irriducibile ebraicità.
E’ in questo contesto che apprendiamo di costumi, usanze, credenze in cui l’intero mondo di allora
e in modo particolare il giudaismo ashkenazita attribuiscono al sangue una funzione magico
religiosa.
Non ne voglio trattare in questa sede, prefiggendomi una recensione analitica del libro nei prossimi
giorni.
Perché questo è un lavoro serio e non pun essere liquidato con poche righe polemiche, con
argomentazioni volgari, con generalizzazioni squallide, né pun essere stroncato a priori con la scusa
che esso darebbe fiato all’antisemitismo, perché con questo libro l’antisemitismo non c’entra un
fico.
Il lavoro di Toaff è invece un lavoro ponderoso, uno valido contributo alla comprensione
dall’interno di quel grande mistero che è il giudaismo ed a cui si è soliti approcciarsi vuoi con il piN
consumato dei pregiudizi, vuoi con il piN ributtante dei servilismi.
Solo chi è in cattiva fede pun impugnare quest’opera per innalzare la bandiera dell’antisemitismo o,
al contrario, agitarne lo spauracchio.
Purtroppo questi ultimi hanno mandato al rogo, senza neppure averla letta, un’opera che invece
deve fare riflettere.
Ad entrambi, seguaci simmetrici del semitismo - antisemitismo, questo libro andrebbe proibito per
manifesta indegnità.
Gli altri debbono leggerlo con leggera soavità, Gsine ira et studioJ come si dice, senza scandalo o
inutile riprovazione, con la curiosità e la comprensione che si deve davanti ad ogni fenomeno
storico, con lo stupore GingenuoJ che è dovuto davanti ad un mondo che è altro dal proprio e che
non poteva essere altro rispetto a cin che è stato.
E per comprenderlo veramente questo libro, esso va letto con la consapevolezza che il mondo che
viveva fuori dei quartieri riservati agli ebrei partecipava non della stessa fede, ma certo delle stesse
paure, delle medesime ossessioni, delle stesse latenze psichiche, degli stessi traffici, di analoghi
appetiti e talvolta di analoghe devianze.
Perché questo è l’approccio con cui questo libro va affrontato, non certo con la libido di ritrovare la
pistola fumante Kanzi sanguinanteM in mano ad un rabbino o con il terrore che altri davvero la possa
scoprire dopo secoli, sicchè occorre immediatamente occultare eventuali prove.
In realtà la nevrotica reazione del mondo ebraico davanti all’opera di Toaff ed il suo Grogo in
eBBigeJ, l’auto da fe’ cui è stato sottoposto, la sconcia strumentalizzazione della figura del padre
sono uno sfregio non solo alla tanto celebrata libertà di indagine scientifica, ma alla altrettanto
decantata Gintelligen:a e,raicaJ.
E cin perché l’amara conclusione di questa vicenda contribuirà a trasformare suo malgrado un
onesto professore universitario in un temerario alfiere della verità ad ogni costo e certamente a far
sospettare a molti, anche a chi prima non lo credeva, che gli ebrei abbiano potuto compiere omicidi
rituali.
Ma ancor piN la reazione del mondo ebraico mette in evidenza un nervo scoperto del giudaismo, la
sua incapacità di accettare di divenire oggetto di una critica storica che non sia addomesticata,
l’inidoneità a sottostare alle medesime libertà cui sottostà tutta l’indagine storiografica, la pretesa
che le vicende tragiche che ne hanno accompagnato il destino nel secolo scorso debbano costituire
una sorta di pre-giudizio assoluto, che impedisce qualsiasi forma di indagine approfondita e
qualsiasi ipotesi di censura.
Tutto è suscettibile di trasformarsi in antisemitismo, tutto odora di nazionalsocialismo, lo
sterminio sembra sempre pendere sul loro capo, anche quando è vero casomai il contrario, sicchè il
passato ritorna sempre incombente a giudicare il presente ed a determinare il futuro.
Sembra purtroppo di assistere alle reazioni isteriche di certi tipi caratteriali, cui la normale vita di
relazione è impedita dai traumi subiti, dai fantasmi evocati, da un’ipertrofia dell’Io che si
accompagna ad un autoisolamento distruttivo, tutte le volte in cui non è riservato ad essi il primo
posto, la maggiore considerazione o l’assenza di critica.
La stessa pretesa di una unicità assoluta della Shoah, lo spettro di una sua possibile reiterazione
continuamente agitato come giustificazione a qualsiasi eccesso da parte israeliana e come esorcismo
contro un suo eventuale sacrilegio, il tabN della sua intangibilità blindata per legge, l’impossibilità
di domandare alcunché sulle sue cause che non sia già stato spiegato, di dire altro che non sia il
ripetersi di una liturgia oramai consunta, l’ossessione di una memoria che si va dissolvendo e che va
mantenuta viva con una sorta di accanimento terapeutico, le visite guidate ai luoghi dello sterminio
come pellegrinaggi della nuova religione civile, tutto questo denota in realtà una preoccupante
fragilità nella coscienza collettiva di quella fede e di quel popolo, cui fa da contraltare spesso
un’arroganza irritante.
Tutto cin fa sì che ahimè la ricerca storica sull’ebraismo si trasformi allora in una sorta di nuova
dogmatica, tanto piN insopportabile, perché accompagnata da stucchevoli forme di conformismo e
servilismo, che saranno certo gradite, ma - ne siamo certi - non intimamente apprezzate in ambito
giudaico.
In questa sede noi preferiamo un altro linguaggio, quella GparresiaJ che solo il Dei Verbum pun
dare, quella Parola di Dio, che è il Cristo e che ci ammonisce anche aspramente come già duemila
anni fa, perché attende che tutti vadano a Lui.
Domenico Savino
Omicidi rituali e ostie fritte (il miracolo di Trani)
Domenico Savino
1c_02_2001
http:__www.effedieffe.com_interventizeta.php?idb11cceparametrobreligione
Il più importante miracolo eucaristico, quello di Lanciano, dove nell'VIII d.C., ci fu la trasformazione delle specie
in carne viva e sangue vivo.
L'accusa del sangue, l'accusa cioè di uccidere dei cristiani per prelevarne il sangue a scopi rituali,
rivolta in passato agli ebrei e oggetto del recente volume di Ariel Toaff GPas;ue di sangue ^ E,rei
dDEuropa e omicidi ritualiJ Kedito da Il MulinoM, che tante polemiche sta scatenando in questi
giorni, perché avvalorerebbe la veridicità di questa pratica, si accompagnn spesso nel corso del
Medioevo ad un'altra accusa rivolta agli ebrei: quella di trafiggere e profanare ostie consacrate.
A seguito di queste profanazioni si verificarono alcuni miracoli eucaristici, il piN famoso dei quali è
quello di Trani.
Trani è una splendida località che sorge sul litorale adriatico a nord-ovest di Bari.
In essa vi si trovano tracce di un probabile passaggio di san Pietro Knel 44 dopo CristoM e
dell'imperatore Marco Aurelio Knel 111 dopo CristoM, oltre alla presenza dei vescovi Redento e
Magno, che moriranno martiri.
Questa splendida città conserva uno dei prodigi eucaristici avvenuti in Italia: quello cosiddetto
GdellDostia BrittaJ.
Intorno all'anno Mille Trani accoglie molti ebrei, maestri nel commercio e nella finanza.
Qui si svolgeva tra il resto un'intensa attività di studio e approfondimento del pensiero ebraico, con
maestri quali Eliah, cui si deve il primo codice rituale ebraico italiano.
In un agile volumetto di 110 pagine, edito nel 200S dalle edizioni Paoline, dal titolo GI Miracoli
eucaristici in ItaliaJ, Raffaele Iaria racconta che proprio in una ey sinagoga, divenuta chiesa
cattolica, dedicata a Sant'Anna, un'ebrea, con intenzione sacrilega, partecipn a una solenne
celebrazione eucaristica e con la complicità di una cristiana, si accostn alla santa Comunione, ma
invece di consumare la particola, se la tolse di nascosto di bocca e la depose in un fazzoletto.
Al termine della cerimonia, portatala a casa, mise in atto il suo piano.
La donna, infatti, GEolendo Bare esperien:a se era pane o noJ, racconta fra Bartolomeo da
Saluthio, uno dei quattro autori che ci hanno lasciato una testimonianza scritta dell'evento di Trani,
Gmesse ;uella ,enedetta e sempre Eeneranda particola dentro una padella piena dDoglio per
Briggerla/ onde su,ito diEentM miracolosamente carne Eisi,ile< E sparse tanto sangue Buor della
padella/ c9e correEa e allagaEa per tutto ;uella maledetta ed essecandra casaJ.
Come ha lasciato scritto nel 1c2S Fra Bartolomeo Campi nel suo libro intitolato GLDinnamorato di
GesS CristoJ, Gdinan:i a tale impreEista rea:ione e a tale Bolgorante muta:ione/ lDincredula donna
e,rea/ presa da tremore e terrore/ in un primo momento cercM di occultare il misBatto< Ma poi
constatata lDimpossi,ilitC di disBarsi del corpo del reato/ Einta dal rimorso/ si sciolse in lacrime
amare e Bece risuonare per lDaria alte grida di dolore< Dalle Eie adiacenti Bu un accorrere di gente
curiosa e sgomenta< Alla Eista dellDaccaduto/ tutti rimasero trasecolati e la noti:ia del prodigio/ in
un ,aleno/ Bece il giro della cittCJ.
Venne informato immediatamente il vescovo di Trani, il quale si portn sul luogo, si prostrn in un
gesto di adorazione e, raccolti i resti della carne dell'ostia messa a cuocere dalla donna in un
recipiente di fortuna, li portn in processione penitenziale di riparazione fino alla cattedrale, tra due
ali di folla, GacciM Busse tenuta/ et custodita con ogni riEeren:aJ, ci ricorda ancora fra Bartolomeo
da Saluthio, Get diEo:ione/ sV come insino al giorno dD9oggi si conserEa con molta Eenera:ione nel
sacrario con lDaltre reli;uieJ.
Ogni anno, il giorno delle Palme, Gsi mostra al popolo ;uella particola Batta carne/ dal
predicatore c9e predica in detto luogo/ il ;uale > tenuto a predicar ;uel giorno sopra il
Eenera,ilissimo misterio dellDamorosissimo sacramento del corpo e sangue del Nostro SignoreJ.
La casa dove avvenne il prodigio divenne nel 110c una cappella dedicata al Santissimo Salvatore e
la reliquia è Griposta horaJ, scrive, Gin un ta,ernacolo dDargento/ Batto Bare con ,ellissimo laEoro
da -a,ritio de Cunio gentil 9uomo del Seggio del campo/ per la singular diEotione c9e tiene a
;uella santissima reli;uiaJ.
La notizia è confermata anche da una lapide conservata nella piccola cappella, voluta dal nobile D.
Ottavio Campitelli.
Il culto verso l'ostia miracolosa ebbe sede inizialmente nella cattedrale della città, nella quale
l'ampolla che la custodiva era conservata.
Una relazione dell'allora vicario generale della diocesi Antonio Paoli, al termine di una solenne
processione svoltasi il S ottobre 1c1c, così riferisce: GLa prima e piS nota,il reli;uia > un pe::o di
carneJ, si legge nella relazione, Gin cui si conEerse miracolosamente il Santissimo Sagramento de
lDaltare: ed > cosa meraEigliosa il Eedere come Bin 9or si conserEi incorrotta< OperM lDOnnipotente
Iddio ;uesto miracolo< taEendo una donna incredula/ e giudea/ comD> antic9issima traditione/ per
dispregio Eoluto Brigger lD9ostia consagrata in una padella: essendo proprio da ;uesta natione
ostinata incrudelir non pur nel nome/ ma anco nei sagri misteri di Cristo< toggidV > in piedi il
luogo/ ancorc9d siano scorse molte centinaia dDanniJ.
La Reliquia santa, tolta dall'insieme delle altre reliquie, fu messa dentro ad un antico reliquiario,
dono del tranese Fabrizio de Cunio nel 1c1c.
E' un reliquiario d'argento che ha la forma di una casetta, con quattro colonnine sormontate da una
cupoletta.
Al centro del reliquiario vi è un tubicino di cristallo, dentro il quale, in un batuffolo di ovatta si
trovano Gdue Brammenti/ uno piS grande dellDaltro/ assai piccolo Kla quinta parte del piN grandeM, di
una materia di color rosso ocraceoJ, come si legge in un verbale di ricognizione scritto in
occasione del Congresso Eucaristico Interdiocesano, celebrato nel 1924, Gdi consisten:a
apparentemente coriacea con riBlesso EetrosoJ.
Da questa relazione si apprende, inoltre, che i due frammenti hanno forma GirregolareJ.
Verifiche e controlli sulla particela furono eseguiti anche negli anni 1c1c, 1c1{, 110c, 1119, 1{{c.
Quest'ultima avvenne per opera di padre Giovanni Maria Sanna Solara, studioso dei miracoli
eucaristici e fondatore della rivista GII Regno di GesS CristoJ, che ricorda di aver esaminato la
particela dopo che l'allora arcivescovo di Trani, monsignor Giuseppe de Bianchi Dottula, ruppe i
sigilli del reliquiario, percin GBu ageEole poterla toccare e osserEare anc9e con una lente a nostro
,ellDagioJ.
GEssa > di color ,runoJ, scrive Solara, Ge dura al tattoZ 9a lDaspetto di un pe::o di carne
a,,rustolita/ ed > Bormata di Bi,re come la carne< Luanto alle dimensioni/ essa > pressa a poco
uguale alla metC dellDultima Balange del dito mignolo di una persona di corporatura ordinaria<
Dopo lDesame c9e ne a,,iamo Batto/ il reli;uiario Bu nuoEamente suggellato col suggello
dellDarciEescoEoJ.
Lo stesso Solara ricorda anche una ricognizione avvenuta nel 1{41 a opera dell'arcivescovo
Gaetano delle Franci in occasione di una sua visita pastorale alla cattedrale di Trani, Griscontrando
la piena normalitC e regolaritC della loro conserEa:ione e autentica:ione/ garantita dai sigilli
appostiJ.
Secondo quanto scrive Iaria GIl miracolo > oggi ricordato con una solenne processione riparatoria
e peniten:iale c9e ini:ialmente si sEolgeEa il GioEedV Santo/ poi si > tenuta il VenerdV Santo e oggi
aEEiene il Sa,ato Santo< Il GioEedV Santo la teca Eiene esposta nella c9iesetta dedicata al
Santissimo SalEatore doEe aEEenne il miracoloJ.
Perché vi ho narrato queste vicende?
Perché nei giorni scorsi ad Orvieto, nella chiesa di San Francesco, è stata inaugurata una mostra di
pannelli che hanno per oggetto i GMiracoli eucaristiciJ.
L'esposizione ha provocato la riprovazione dell'associazione GAmici di IsraeleJ, che l'hanno definita
antisemita in quanto ribadisce Gle false accuse agli ebrei di omicidio rituale, di profanazione delle
ostieJ. (1)
Fra tutti gli episodi raffigurati sui pannelli, oltre al riferimento ad una fattucchiera giudea che
Gc9iese ad una donna esasperata per lDinBedeltC del marito di portare unDostia consacrata per
preparare il Biltro dDamoreJ o a quello di Gun rigattiere e,reo )onat9as/ acerrimo nemico della
religione cattolicaJ, che GproEM a ricattare una ricca e sciagurata no,ildonna e BinV arrestato e
condannato a morteJ, quello che ha scatenato la reazione degli GAmici di IsraeleJ è stato proprio il
miracolo di Trani.
Gli GAmici di IsraeleJ hanno richiesto addirittura un intervento del Papa Gcome teologo e come
capo della C9iesa cattolicaJ per l'eliminazione Gdal patrimonio cultuale di tutti ;uei santi/
reli;uiari/ preg9iere/ Beste e processioni/ in cui si ri,adiscono le Balse accuse agli e,rei di omicidio
rituale/ di proBana:ione delle ostieJ.
Prima del loro intervento nessuno aveva sollevato obiezioni: non il vescovo, né il Comune di cui la
chiesa è proprietà, né la Legambiente che con turni di volontari consente le visite nella chiesa, né
l'Istituto storico artistico orvietano che ha contribuito al restauro e alla riapertura.
GLueste osserEa:ioni sono nuoEe/ conBronteremo i pannelli con i testi storici/ anc9e se ;uesti
spesso risentono del periodo e dellDam,iente in cui sono nati< Ma certamente non > nostra
inten:ione oBBendere nessuno e dun;ue siamo aperti a Eisionare i pannelli e a EalutareJ, si è
affrettato subito a spiegare il vescovo di Orvieto monsignor Giovanni Scanavino.
Ma gli GAmici di IsraeleJ non si sono accontentati.
Hanno intimato che per loro è necessario rivedere e riconsiderare una cultura popolare che segnala
come Gla ,race dellDintolleran:a e dellDodio coEa ancora sotto una cenere c9e/ dopo la S9oa9/
speraEamo Eenisse deBinitiEamente spentaJ.
E dunque hanno precisato che non sarebbe bastato chiudere la mostra, ma ci sarebbe voluta, a cura
del Vaticano, una vera e propria Gopera di aggiornamento e sensi,ili::a:ione di parroci e
sacerdotiJ.
Pinuccio Tarantini, candidato sindaco di Alleanza Nazionale, si allinea subito e in un comunicatocapolavoro
di equilibrismo e ambiguità relega la credenza nell'ambito delle tradizioni folkloristiche
e contraria alle regole liturgiche: cED Eero - ammette - La processione Ddei MisteriD del VenerdV
Santo > una processione peniten:iale c9e Bino a una Eentina di anni Ba consentiEa allDarciEescoEo di
Trani di esporre per le Eie cittadine lDImmagine Eucaristica/ cio> proprio unDostia consacrata/
contraEEenendo/ credo/ alle regole liturgic9e c9e Eogliono proprio in ;uel giorno il Corpo di Cristo
nel Sepolcro< Era una Processione di espia:ione proprio per la DoBBesaD arrecata in Trani al Corpo
di Cristo da ;uel DtentatiEo di BritturaD/ una processione a cui/ a suggellarne il coinEolgimento della
comunitC cittadina/ 9a sempre partecipato anc9e lDautoritC ciEica in Borma uBBicialeJ.
Poi precisa: GDa circa EentDanni il rito > stato modiBicato e non Eiene piS portata in processione
lDImmagine Eucaristica/ ma il VescoEo/ il Priore dellDArciconBraternita del DSantissimoD e il sindaco
sBilano con al collo la c9iaEe dDargento dellDurna in cui > racc9iuso il simulacro del Corpo di
Cristo< Se mi > dato di esprimere una mia personale opinione posso dire c9e molto spesso ;ueste
maniBesta:ioni della religiositC popolare/ pur traendo origine da episodi certamente da EeriBicare
dal punto di Eista storico e comun;ue di du,,io gusto o addirittura irrispettosi nei conBronti di altri
credi religiosi/ si perpetuano sen:a alcuna traccia di aEEersione o intento oBBensiEo nei conBronti di
alcuno: nascono certo Bigli della loro epoca/ ma si tramandano nel loro signiBicato piS intrinseco
c9e > ;uello di una tradi:ione meridionale popolare mistico ^ localistica ad uso tutto interiore e
DinternoDJ.
Infine, in linea con il Gpoliticamente correttoJ, rassicura.
GNei miei hX anni di Eita non 9o mai sentito nd colto/ alcun sentimento di ostilitC nei conBronti nd di
e,rei nd di c9icc9essia in occasione di ;uella processione/ e c9e Bossi in ,raccio a mia madre o c9e
Ei partecipassi da sindaco di Trani< Proprio Trani/ peraltro/ circa un anno Ba/ 9a di Batto consentito
alla locale comunitC e,raica di rinascere/ restituendole al culto/ dopo secoli/ la sinagoga di
ScolanoEa/ c9e si troEa allDinterno del ;uartiere e,raico: dico ;uartiere e non g9etto perc9d gli
e,rei sono stati sempre intimamente connessi/ da protagonisti/ al tessuto sociale della nostra cittC/
come > testimoniato dal Batto c9e giC -ederico II consentV loro di praticare il commercio sen:a
esigere ga,elle e ancor piS dalla circostan:a c9e uno dei DConsoli in arte di mareD c9e proprio nel
W"X! promulgarono gli DOrdinamenta MarisD/ il primo codice della naEiga:ione del mondo/ Bu
Angelo de Bramo/ in rappresentan:a appunto dellDetnia e,raica c9e insieme alle altre conEiEeEa
talmente in pace e proBicuamente da produrre leggi e codici piuttosto c9e guerre e sacc9eggiJ. (2)
Strano mondo davvero il nostro.
L'offesa è recata alla Fede cristiana e si chiede scusa a coloro che l'hanno perpetrata.
Riguardo alla questione degli omicidi rituali Kne ho già accennatoM, io sono prudente.
Fin qui ho dichiarato di essere stato innocentista e per questo sto studiando con attenzione il libro di
Ariel Toaff.
Ma qui la questione mi pare diversa.
Qui siamo di fronte ad un miracolo eucaristico riconosciuto e ad una tradizione consolidata e mai
smentita.
Mi domando allora: anche senza enfatizzare, non si poteva semplicemente ignorare cortesemente la
richiesta degli GAmici di IsraeleJ?
Non si poteva dichiarare che si sarebbe fatta sottoporre la reliquia ad una nuova ricognizione
scientifica, come si è fatto per altri miracoli eucaristici?
Insomma non si poteva evitare di dare scandalo ai fedeli, che vedono la propria devozione
continuamente demolita da interferenze esterne e Gpolitic9eJ?
O altrimenti - se questa doveva essere la figura - non ci si poteva pensare prima, evitando di
Gmettere il sedere nelle pedateJ e i pannelli nella mostra?
O qualcuno l'ha fatto apposta?
Perché quello che è successo è grottescoo
Gideon Meir e Oded Ben Hur, ambasciatori di Israele rispettivamente a Roma e presso la Santa
Sede, sono stati ricevuti dal sindaco Stefano Mocio in un incontro, al quale hanno preso parte anche
monsignor Carlo Franzoni, vicario del vescovo di Orvieto-Todi e Carlo Carpinelli, vice sindaco, per
risolvere la controversia.
E con tanto di accordo siglato a pranzo è stato deciso che sarebbero stati rimossi i due pannelli che
raccontano rispettivamente del miracolo dell'ostia fritta di Trani e di quello di Parigi: GIn piS EerrC
riBatto il catalogo della mostra ^ spiega Oded Ben tur ^< Ma siamo molto soddisBatti del clima c9e
a,,iamo troEato e dellDapertura al dialogo interreligioso e interculturale nella cittC e nella curiaJ.
A proposito, chi paga le spese del nuovo catalogo?
La Chiesa, il Comune o contribuiscono anche i GBratelli maggioriJ?
GNon poteEano rimanere margini di am,iguitC tra la nostra cittC su aspetti particolari come la
mostra - ha spiegato il sindaco DS Stefano Mocio -. Nei prossimi giorni/ ;uando rientrerC in sede
anc9e il EescoEo/ Eerranno deBiniti nel concreto i proEEedimenti da adottare per superare ;uesto
pro,lemaJ.
GVogliamo eliminare ogni occasione di malinteso/ Bacendo continuare la mostra sen:a creare
pro,lemiJ, sintetizza monsignor Franzoni a fine pranzo.
GIl caso per noi > c9iusoJ, commenta compiaciuto l'ambasciatore Ben Hur.
L'ambasciatore israeliano Oded Ben Hur
Per forza.
Con piena soddisfazione da parte ebraica, nella città del Miracolo è scoppiata la pace, in un tripudio
di abbracci, di dialogo interreligioso e interculturale con il sindaco che si è vantato del fatto che
GOrEieto si > sempre prodigata per promuoEere a:ioni concrete tese al dialogo tra le religioni< Nel
g""\ la nostra cittC/ proprio come esempio di scam,io sinergico di culture/ conBerV il Premio
Interna:ionale per i Diritti Umani DCittC di OrEietoD dedicato alla ricerca del dialogo tra le
religioni monoteiste/ al ra,,ino capo emerito/ proBessor Elio ToaBB/ al EescoEo di Terni/ monsignor
Vincen:o Paglia e al cele,re scrittore Ta9ar Ben )ellounJ. (3)
In attesa che magari in futuro qualche storico ebreo, magari figlio di rabbino, possa ammettere che
in realtà l'evento potrebbe anche essere veritiero o verosimile, apprendiamo che della vicenda ne era
stato interessato direttamente anche il cardinale Walter kasper, che ha indagato presso la curia di
Orvieto sulle eventuali responsabilità per la mostra e poi evidentemente deve avere dettato la linea.
kasper è presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, che, per chi
non lo sapesse, ha curiosamente al proprio interno una Commissione della Santa Sede per i rapporti
religiosi con l'ebraismo Ksperavamo ben augurante una conversione di questo alla fede in CristoM.
Sbagliatop
E non c'è da stupirsi.
Il cardinale nella sua veste di presidente il Pontificio Consiglio sostiene velatamente un simulacro di
teologia delle salvezze parallele, secondo cui cla C9iesa vow in ;uanto Dpopolo messianicoD/ non si
sostituisce a Israele/ ma Ei sDinnesta/ secondo la dottrina paolina/ mediante lDadesione a GesS
Cristo morto e risorto/ salEatore del mondo/ e ;uesto legame costituisce un Eincolo spirituale
radicale/ unico e insopprimi,ile da parte cristiana< La conce:ione opposta ^ di un Israele un tempo
KolimM prescelto/ ma poi per sempre ripudiato da Dio e sostituito ormai dalla C9iesa ^ ,enc9d a,,ia
aEuto larga diBBusione per ;uasi Eenti secoli/ non rappresenta in realtC una EeritC di Bede/ come si
Eede sia negli antic9i Sim,oli della c9iesa primitiEa/ sia nellDinsegnamento dei principali concili/ in
particolare del Concilio Vaticano II KLumen Gentium 1c, Dei Verbum 14-1c, Nostra Aetate 4MJ.
A parte che il Vaticano II non è neppure un Concilio dogmatico, ma solo pastorale, quali siano
invece le principali preoccupazioni dogmatiche del cardinale, lo lasciano intendere direttamente le
sue parole: GIl dialogo e la colla,ora:ione tra cristiani ed e,rei Dimplica/ tra lDaltro/ c9e si Baccia
memoria della parte c9e i Bigli della C9iesa 9anno potuto aEere nella nascita e nella diBBusione di
un atteggiamento antisemita nella storia e di ciM si c9ieda perdono a Dio/ BaEorendo in ogni modo
incontri di riconcilia:ione e di amici:ia con i Bigli di IsraeleJ KibidemM.
GIn ;uesto spirito di ritroEata BraternitC potrC riBiorire una nuoEa primaEera per la C9iesa e per il
mondo/ con il cuore riEolto da Roma a Gerusalemme e alla terra dei Padri/ perc9d anc9e lC possa
germogliare e maturare presto una pace dureEole e giusta per tutti/ come un Eessillo innal:ato in
me::o ai popoliJ. (4)
Primavera per la Chiesa?! Ah, ma allora siamo pure recidivip
Già a Paolo VI era toccato ammettere che dopo il Concilio Vaticano II GaspettaEamo la primaEera
ed > Eenuta la tempestaJ.
Ci è bastata quella di primavera e dopo quella conciliare non voglio piN nemmeno sentirla la parola
primaverap
Anzi, immaginando i larghi sorrisi di soddisfazione dei GBratelli maggioriJ Gideon Meir e Oded
Ben Hur, l'unica primavera che mi viene in mente è quella superbamente cantata da Loretta Goggi:
GOe si rideEa di noi/ c9e im,roglio era/ maledetta primaEera/ maledetta primaEeraOJ.
Domenico Savino
Note
1) GIl Corriere della SeraJ, 1{ gennaio 2001, GMostra sui miracoli sotto accusa: D> antisemitaDJ.
2) http:__www.traniweb.it_trani_informa_4119.html
3) http:__www.orvietonews.it_?pagebnotizieeidb1330{
4) http:__www.vatican.va_romanacuria_pontificalacouncils_chrstuni_relations-zewsdocs
_rcapcachrstuniadoca2003090{akasper-antisemitismoait.html
Chiesto nuovamente alla Bar Ilan il licenziamento di Ariel Toaff
1c febbraio 2001
http:__linotlpe.wordpress.com_2001_02_1c_chiesto-nuovamente-alla-bar-ilan-il-licenziamento-diariel-
toaff_
Adesso tutti sperano in un ritorno alla normalità. L’università Bar Ilan dopo i comunicati di questi
due giorni, in uno dei quali criticava apertamente Ariel Toaff, ha chiuso le porte agli estranei. Il
professor Toaff, rettore del dipartimento di storia, è tornato nel suo ufficio per la prima volta dallo
scoppio delle polemiche. Chi era presente dice che è stato accolto da espressioni di simpatia da
studenti e colleghi del dipartimento. E’ anche vero che nessuno nè in Israele, nè alla Bar Ilan ha
praticamente letto il libro, che qui non è arrivato perché pubblicato solo in italiano. E’ probabile che
Toaff ne abbia portate alcune copie per i colleghi e non è escluso che una discussione piN ampia
possa avvenire tra qualche giorno nel senato accademico. Lì si capirà meglio quali sono le
intenzioni dell’ateneo nei confronti del suo docente. Per ora Toaff non parla, è irrintracciabile in
facoltà, sul cellulare e a casa.
Le questioni aperte
In attesa che tutti si possano esprimere, restano pern alcune questioni aperte. Il libro di Toaff ha
provocato reazioni molto dure, come tutti sanno, soprattutto negli Usa e in Italia. Difficile che la
comunità di Roma possa ora nascondere l’affronto sotto il tappeto. Un po’ meno clamore si è
registrato in Israele, dove sui giornali la vicenda è stata seguita con toni piN contenuti. Cin non
significa che il quadro resti complesso, e tutt’altro che superato. La Bar Ilan qualche conto dovrà
farlo e anche in tempi brevi. L’università aveva detto due giorni fa: +Vista l’entità del danno
provocato al popolo ebraico ci attendiamo da Toaff che si assuma le responsabilità personali del
caso e si adoperi a riparare/. Un gesto, insomma. E Toaff lo ha fatto. Ha fermato la pubblicazione e
ha deciso di devolvere i proventi del libro alla Anti Defamation League di New York. Ma nessuno
pun dire se questo sia sufficiente
Chi vuole mandare a casa Toaff
C’è pern chi continua a spingere per licenziare subito Toaff. Si tratta di pressioni esercitate sui
dirigenti dell’università da finanziatori privati, soprattutto americani. Loro chiedono sanzioni, in
realtà l’obiettivo è di mandare il docente a casa. Il consigliere per le realzioni esterne del presidente
della Bar Ilan Moshe kaveh, Yerah Tal ha detto: +Persone che non fanno parte del mondo
accademico e docenti di altre università ci hanno chiesto di licenziare il professor Toaff, ma noi non
prendiamo in considerazione questa ipotesi/. Le sanzioni, spiega in pratica Yerah Tal, andrebbero
contro il principio dell’autonomia accademica. E’ ovvio che Yerah Tal è un diplomatico.
L’università deve pensare alle sue casse, i finanziamenti americani ne sono un pilastro, sacrificare
con una buona uscita Ariel Toaff, per il bene dell’ateneo, non dovrebbe essere così difficile. A
questo si aggiunga che Toaff è a tre anni dalla pensione, dunque tutta la partita si pun giocare
facilmente.
Toaff conta sull’appoggio dei suoi studenti
Per Toaff il punto di forza, in questo momento, sono i suoi studenti. Secondo Haaretz il professore è
considerato dai colleghi del dipartimento un docente di grande valore, con buoni rapporti con gli
studenti. Qualcuno com’è noto lo chiama il rabbino rosso, perchè ha opinioni di sinistra e ha
ricevuto una educazione rabbinica, questa ovviamente non è certo una colpa, è da considerarsi
invece un gesto d’affetto.
la Voce d'Italia Anno II N. 48 nuova edizione del 17/02/2007
Forse bloccata la distribuzione del libro ma la prima tiratura è già esaurita
Pasque di sangue
Qual è la tesi della discordia?
Quali saranno le sorti del libro “Pasque di sangue” del professor
Ariel Toaff? La vicenda risulta complessa, molteplici sono i punti
di vista attraverso i quali è stata letta, interpretata e raccontata.
Partiamo dai fatti fondamentali. Ariel Toaff insegna da 35 anni in
una delle più note università di Tel Aviv, Bar-Ilan, è uno studioso
del medioevo (soprattutto ebraico) e le sue ricerche gli hanno
procurato fama di accademico insigne. Il suo nuovo libro
“Pasque di sangue” è un testo di ricerca storica, nel quale il
professore sessantacinquenne, ha voluto indagare su alcune accuse contro gli ebrei che hanno
radici antichissime (si parla del primo millennio d.C). Una in particolare, quella che ha portato il
libro di Toaff sulle prime pagine dei giornali e al centro della polemica, è che un gruppo di ebrei
durante alcune celebrazioni rituali medievali usava sangue di bambini cristiani per l’impasto del
pane azzimo. Un’accusa infamante, terribile e che, come sempre quando si parla del popolo
ebraico, ha riacceso le polemiche riguardo le pesanti conseguenze che affermazioni di tale
entità possono portare nel propagarsi e nel rafforzarsi della piaga storica dell’antisemitismo.
Taoaff sostiene che queste pratiche non siano un’ invenzione antisemita.
La tesi principale riguardo tali episodi riguarda il processo svoltosi a Trento attorno al 1475-
1478: qui si accusarono un gruppo di ebrei ashkenaziti di aver ucciso un bambino cristiano,
Simonino, per scopi rituali. Secondo Toaff le testimonianze all’interno dei documenti da lui
analizzati sarebbero troppo precise, e troppo ricorrenti sarebbero i riferimenti a rituali ebraici,
per pensare che tali documenti non contengano una parte di verità. L’accusa quindi era rivolta
ad un piccolo gruppo di persone, una setta a quanto pare e non al popolo ebraico. Si sarebbe
trattato di uno dei tanti processi che durante la fine del medioevo e nei primi anni dell’era
moderna hanno contraddistinto la lotta alle eresie e alle sette scissioniste.
Le reazioni sono state immediate: il padre dell’autore, il rabbino emerito di Roma Elio Toaff, si
è dissociato dalle parole del figlio, Roberto Bonfil professore di Storia Medievale all’università
Ebraica di Gerusalemme ha espresso il suo vivo disappunto sostenendo che il danno provocato
dalla tesi di Toaff è ormai fatto. Ecco che Ariel Toaff ieri ha chiesto scusa. Non ha ritrattato le
sue tesi, che sono il frutto di un’indagine storica, del lavoro di un professore su documenti e
testimonianze, ma ha voluto chiarire la sua posizione in merito alle distorsioni e le illazioni
fatte intorno al suo libro. Secondo Toaff il testo, come si legge su un articolo apparso ieri su
Repubblica: “ è stato trasformato da opera di ricerca in uno strumento per colpire l’ebraismo e
il popolo ebraico e quale giustificazione per le istigazioni contro gli ebrei”.
La notizia che giunge ieri dalle pagine dei giornali è che Toaff, travolto dalle polemiche ha
deciso di chiedere alla casa editrice Il Mulino, il blocco della distribuzione del libro. Ma a tale
riguardo non ci sono dichiarazioni decisive: un’agenzia Ansa di ieri alle 9.16 parlava di tale
richiesta da parte del professore, su Repubblica invece il direttore editoriale del Mulino,Ugo
Berti, non conferma ne smentisce, sostenendo che la casa editrice non è ancora riuscita a
mettersi in contatto con l’autore in persona.
Insomma non è ancora chiaro se il libro, che a quanto pare ha già terminato la prima tiratura
di vendita, sarà o meno ritirato dal commercio e per quale motivo, dato che le intenzioni di
Toaff, a quanto si sa, sono quelle di chiarire alcuni passi del libro e non di ritirare le sue tesi
storiche. Come spesso accade la polemica ha tolto spazio all’unico elemento davvero
importante: l’analisi e la comprensione puntuale (e necessaria dato che si parla di un saggio
storico) attorno all’effettivo contenuto del testo.
di Federica Giordani
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